Salone, il giro del mondo restando a Milano

Fedeli a un’ottica di respiro internazionale i più bei nomi storici del design, dell’architettura, della moda e dell’arte, hanno ancora una volta fatto di Milano la Capitale del Disegno Industriale. Una straordinaria kermesse densa di appuntamenti che si snoda dalla Fiera di Rho-Pero fino agli eventi di dimensione urbana dislocati in ogni parte della città hanno unito vecchi e nuovi talenti. Non si tratta solo degli appuntamenti al Castello o a Palazzo Reale dove grandi progettisti hanno voluto dimostrare quanto l’arte dell’abitare si chiami «Decode element», ma si contestualizza da spazi pubblici a spazi privati. Alcuni esempi? In via Grasselli 6/A, a Milano, la casa studio di Tom Sachs, collezionista e storico dell’arte, è stata realizzata come un’opera totale grazie a un progetti di Pierluigi Cerri con la direzione ai lavori di Vincenzo Rinaldi.
Un’altra novità fuori Salone, sempre a Milano è lo Studio di Ricardo Bello Dias, ex garage in via Vallarsa 9, dove spiccano poltrone, sedie, tavoli e divani di Porro, oggetti di Magistretti, Crimisi, Lissoni, Ron Arad. Bello Dias considera i progetti come una partitura di Michael Nyman: minimale, regolare e ritmica. Non a caso domina la scena un grande pianoforte a coda.
A cambiare la scena del grande scalone in Triennale è stato Mario Botta con l’installazione «Guscio» in ceramica italiana Floor Gres, un architettura a moto ascensionale imponente.
Un discorso a parte lo merita la Kartell che presenta il libro «La fabbrica del design» e la mostra «Anna Castelli Ferrieri», un mondo di plastica, nonchè Monosint-Dega per i rivestimenti utilizzati per esempio per la mostra in Triennale di Albini e Gardella. Artek in Triennale omaggia Alvar Aalto, Aino Aalto, Hahl e Gullichsen, grandi maestri storici del legno curvato, di grande impatto ambientale. Curiosa la storia della carta da parati esposta per la prima volta in Triennale di Jannelli e Volpi azienda leader nel rivestimento, un’esposizione da non perdere che inizia con gli anni Sessanta e arriva fino ai nostri giorni allestita con fantasia: «Sasso nel tempo» è la scultura simbolo. Lo Studio Marconi di Via Tadino 15 ospita «Fermale slave university», una personale dell’atelier Van Lieshout di Rotterdam, attivo nell’arte, nell’architettura e nel design. Barovier & Toso in via Manzoni 40 e Venini in Montenapoleone espongono il meglio dei vetri firmati antichi e contemporanei, così pure Fontana Arte di via Margherita e Seves con Mendini alla Rinascente espongono per Seves i «glassblock». Ma la storia passa anche da De Padova in Corso Venezia 14 che venerdì organizza una colazione per i maggiori design.
In Foro Bonaparte 75 da Lualdi-Gabbianelli in occasione della nascita del centenario di Bruno Munari è stata realizzata la mostra «Tuttotondo» a cura di Finessi e Ferreri. Ma la grande novità consiste nelle nuove sedi dell’Istituto europeo di Design che a 40 anni della sua fondazione dopo le rinnovate sedi per questo Salone a Milano, Roma, Torino, Madrid, Barcellona e San Paolo apre a Venezia.