Salone del Mobile, hotel alle stelle «Avremo visitatori mordi e fuggi»

I prezzi gonfiati degli hotel durante la settimana del Salone del Mobile? Danneggiano l’immagine di Milano, e non solo: dell’Italia intera. Parola di Carlo Guglielmi, presidente del Cosmit, società organizzatrice dell’happening più cool dell’anno che ha denunciato l’aumento dei prezzi - quattro volte tanto - di una camera standard. «È un atteggiamento controproducente anche per gli stessi albergatori - spiega Guglielmi -: chi arriva in città per affari, se viene trattato con tariffe corrette, è invogliato a tornare». In caso contrario, è difficile che abbia intenzione di farsi «spennare» una seconda volta. Senza contare le ripercussioni sugli altri esercizi commerciali, bar, ristoranti, locali. Soprattutto per i turisti stranieri e per gli espositori. Che prima venivano con mogli, figli, direttori commerciali al seguito per tutta la durata della fiera ed ora invece preferiscono concentrare la visita in tempi molto più ristretti. Con i voli low cost poi, c’è chi torna a casa addirittura in serata. «Gli svantaggi si sentono in tutto il settore del turismo italia. Si dà un’immagine sbagliata del nostro Paese. Alla fiere che ci sono all’estero, non si arriva ad una simile aberrazione», prosegue Guglielmi augurandosi che si possa trovare una regolamentazione attraverso le associazioni degli albergatori o che ci sia un provvedimento degli organi istituzionali. «C’è un sottosegretario al Turismo che dovrebbe intervenire con la categoria, magari anche con un decreto legge».
Insomma, il «Salone degli Aumenti» non piace proprio a nessuno. Nemmeno ai ristoratori che giurano di non ritoccare i prezzi dei listini in questa settimana. «Abbiamo una clientela che ci frequenta durante tutto l’anno - spiega il direttore dell’Unione italiana ristoratori, Savino Vurchio -. Offrire pernottamenti a prezzi così alti, determina una minore disponibilità di risorse per le altre attività». A maggior ragioni in tempi di crisi: loro, l’unione ristoratori, stanno cercando di andare incontro agli avventori, abbassando i costi dei piatti. «Anche gli alberghi potrebbero fare un fronte comune contro la crisi», propone Vurchio.
«Una città come Milano non può permettersi una pratica commerciale di questo tipo - aggiunge il presidente nazionale del Codacons, Marco Donzelli -. Vuol dire non porsi nell’ottica del commercio e del commerciante che se non trova un ambiente adeguato, va altrove».
E dal banco degli imputati, l’associazione albergatori dell’Unione del Commercio si difende: «C’è un errore di fondo: non si tratta di aumenti, ma del prezzo pieno delle camere che in altre periodi dell’anno vengono scontate in base alla domanda e all’offerta - precisa il presidente Alberto Sangregorio -. I costi degli hotel vengono comunicati entro il primo ottobre e poi non possono più essere cambiati». A Milano ci sono soluzioni per tutte le tasche e se le richieste venissero spalmate su tutte le province il prezzo scenderebbe. «Dobbiamo collaborare? - conclude Sangregorio lanciando un appello -. Facciamolo. Nei periodi difficili, vitalizziamo la città».