Salotti tv, D’Alema attacca Berlusconi e Bush

da Milano

Dopo l’apparizione di Adriano Sofri nel salotto intelligente del presentatore Fabio Fazio ecco un’altra testa fine della sinistra, l’intelligente per l’eccellenza. Massimo D’Alema, che con le interviste e i giornalisti non si è mai trovato molto a suo agio, con Fazio - che giornalista non è - invece si è trovato benissimo, trovando una scenografia perfetta per poter lanciare qualche silurino a Berlusconi, Bush e pure una stoccata all’«amico» Veltroni.
Domande telefonate che ogni politico si sogna di ricevere, assist perfetti. «Quando lei parla con gli americani, riconoscono di aver sbagliato in Irak?», «La situazione del Pakistan com’è?», «Cosa succede con la nostra missione a Kabul?». D’Alema è diplomatico sulle faccende estere, ma molto concreto nelle cose di casa nostra. Confessa di non aspirare a incarichi esecutivi nel Pd veltroniano e di aspettare «con grande fiducia» (pronunciato con l’ironia tipica dalemiana) ai lavori della commissione per la carta dei valori del Pd. Poi duetta con Fazio che lo stuzzica leggendo un’agenzia su Berlusconi, la legge elettorale e quella sulle tv. «Il Cavaliere ha sempre in mente i suoi affari - commenta stizzosamente D’Alema -. Questo atteggiamento mercantile, per cui io ti do una cosa a te e tu mi dài una cosa a me... Purtroppo, è sempre la stessa storia. Se ci avesse chiesto di abbassare le tasse in cambio dell’intesa sulla legge elettorale sarebbe stato più simpatico». La chiusura della gag ce la mette Fazio: «Visto che Berlusconi è un uomo pragmatico non vi chiederebbe mai in cambio l’impossibile».
Poco prima D’Alema aveva criticato il presidente americano Bush. Pur rivelando di non amare «il regime iraniano, che si è dimostrato totalmente indifferente al richiamo dell’Onu sulla pena di morte», dice di non condividere nemmeno «l’allarmismo di Bush» sull’Iran come «minaccia mondiale»: «Questi toni da parte del capo della più grande potenza mondiale mi paiono inutilmente esagerati». La direzione che segue il governo italiano è ben diversa, e D’Alema arriva a citare «il disarmo» come nuova battaglia ulivista sul fronte internazionale. «Oggi c’è una corsa agli armamenti - dice D’Alema -, invece il tema deve tornare nell’agenda mondiale. Come prossimi presidenti del G8 ci impegniamo a farlo».