Il «salotto» dell’Abi fa spazio ai big Tre sedie alle Coop

A Intesa e Unicredito 4 seggi ciascuno. I pesi dei piccoli

La sintesi è molto semplice: più peso a Unicredit e Intesa e un ruolo maggiore delle piccole banche cooperative. Ieri è stato infatti deciso di cambiare lo Statuto dell’Abi, la Confindustria del credito italiano. Si è reso necessario per scattare una fotografia più puntuale della struttura del settore, ratificando il processo di consolidamento che ha portato alla nascita dei due colossi del danaro, che figurano nella top ten delle classifiche europee. Il comitato esecutivo ha fatto la prima mossa, che dovrà poi essere ratificata dal consiglio direttivo di fine dicembre e poi essere approvata dall’assemblea straordinaria dell’associazione a gennaio dell’anno prossimo.
Lo statuto verrà cambiato abolendo i vecchi tetti alle rappresentanze. Il tetto per le grandi banche (dunque Unicredito e Intesa) passerà da due a quattro rappresentanti in comitato e da sei a dieci in consiglio direttivo. Le cooperative vedranno invece un innalzamento da due a tre nel primo organismo e da sei ad otto in consiglio. Immutata la situazione per gli altri gruppi di istituti di credito.
La geografia finale sarà dunque di otto rappresentanti in tutto per Unicredito e Intesa in un comitato esecutivo che resta di trenta banchieri. Il cambiamento dello statuto non modifica di molto la situazione di fatto che si era venuta a creare. Unicredito aveva infatti già sfondato il tetto: grazie all’acquisizione di Capitalia i suoi rappresentanti sono infatti saliti a tre. E Intesa ne ha addirittura cinque: due propri, due di provenienza Sanpaolo e uno ereditato dalla Cassa di risparmio di Firenze.
L’ordine del giorno di ieri recitava esattamente: «adeguamento dei criteri di assegnazione dei posti in comitato esecutivo e consiglio» e la discussione è andata piuttosto liscia. Il gruppo delle banche popolari resta fermo sulle sue posizioni: nonostante le fusioni che hanno creato due grandi attori come Ubi banca e Banco Popolare.
Riguardo ai due big: il comitato esecutivo nei fatti, nonostante l’innalzamento dei tetti, continua in una certa misura a sottostimare il loro peso sul mercato. I due istituti guidati da Alessandro Profumo e Corrado Passera hanno infatti quote di mercato in Italia superiori al 30 per cento e una rappresentanza nella confindustria del credito del 25 per cento. Inoltre, come ha dimostrato l’elezione dell’attuale presidente Corrado Faissola, non è detto che i vertici delle due grandi siano sempre in sintonia sulle scelte strategiche dell’associazione.