Salta il contributo di solidarietà, accordo in discesa

Il via libera è arrivato da Arcore e dal vertice Berlusconi-Bossi più che dagli incontri romani promossi da Abete con Beretta prima e Tommasi poi. «Senza il contributo di solidarietà del valore di 60 milioni per i bilanci dei club, viene meno la difficoltà numero uno» il commento di Adriano Galliani, vice-presidente vicario del Milan. A questo punto la strada verso l’accordo è tutta in discesa e forse non ci sarà nemmeno bisogno di forzare la mano alle parti per ottenere la famosa firma del contratto collettivo, prima promessa da Beretta nel mese di dicembre 2010 e poi alla fine “rimangiata”. «Questa è un’altra stagione e anche un’altra storia» la spiegazione, condita dai cento “diciamo” dell’attuale dirigente di Unicredit, dimissionario dal mese di marzo dall’incarico di presidente di Lega. «Per noi il contributo di solidarietà non era un problema, noi vogliamo tornare in campo a giocare» la dichiarazione resa dal presidente del sindacato Tommasi al termine del vertice romano.
Una conferma solenne del nuovo clima disteso, recuperato dalle parti è ribadita dallo stesso Beretta. «Con Abete c’è stato un incontro molto positivo» il giudizio espresso davanti a taccuini e telecamere. Resta, quindi, soltanto lo scoglio del famoso articolo 7, con tutte le interpretazioni legate alla questione controversa delle rose e della organizzazione degli allenamenti. «Questa è una questione che va a posto» è il pronostico sicuro dello stesso Galliani cui han fatto eco anche le dichiarazioni dei due rappresentanti consultati ieri da Giancarlo Abete, presidente della federcalcio. Giovedì 1 settembre, giorno fissato per l’assemblea, può diventare perciò l’occasione per mettere fine alla battaglia tra club e calciatori invertendo la rotta dopo lo choc dello sciopero. Sciopero sul quale anche Cesare Prandelli, ct della Nazionale, e Gigi Buffon, portiere e capitano degli azzurri, hanno espresso un’opinione molto franca. «È stato un autogol per tutti» il pensiero del ct condiviso da larga fetta dell’opinione pubblica. «Sono stati i presidenti a spingere per lo sciopero» l’opinione del nunero uno bianconero, brutale anche nello spiegare che le rose gigantesche sono conseguenza di scelte sbagliate (come negarlo?).
Il probabile accordo di fatto può allontanare la minaccia di un commissario per la serie A, evento considerato dai presidenti impraticabile nonostante i contatti di ieri pomeriggio al Foro Italico tra il presidente del Coni Petrucci e quello dell’Alta Corte Riccardo Chieppa, incaricato di studiare la formula giuridica dell’eventuale provvedimento. Con l’accordo e la partenza del campionato, si allontana anche la scelta del successore di Beretta. Servono 15 voti su 20 e al momento i candidati sono altrettanti.