Salta l’elettricità mentre la operano: sedicenne in coma

L’ospedale ammette: «L’apparecchio di anestesia, inspiegabilmente, non era collegato ai sistemi d’emergenza». Aperte due inchieste

da Vibo Valentia

Una ragazza di 16 anni, F.M., mentre veniva sottoposta ad un banale intervento chirurgico di appendicite, nell'ospedale di Vibo Valentia, è entrata in coma, dopo che in sala operatoria si è registrato un black-out elettrico. La giovane ora si trova ricoverata all'ospedale dell'Annunziata di Cosenza, dove è stata trasferita.
L'incidente è avvenuto l’altro ieri: la giovane era arrivata in mattinata in preda a una appendicolare.
La direzione dell'Asl di Vibo Valentia, con un comunicato spiega: «La paziente, F.M., è stata sottoposta ad intervento in una sala operatoria che era stata di recente allestita, in attesa del completamento dei lavori del blocco operatorio principale, proprio allo scopo di non interrompere l'attività chirurgica. La sala era stata curata in maniera particolare dal punto di vista impiantistico elettrico per favorire l'adeguamento alle moderne norme di sicurezza».
«Nel corso dell'intervento - prosegue la nota - si è verificata una momentanea interruzione della corrente elettrica, dovuta probabilmente a uno sbalzo di tensione esterno, per cui la lampada scialitica e l'elettrobisturi, collegati alle prese del sistema di continuità, hanno continuato a funzionare. L'apparecchio di anestesia e il relativo monitor, però, inspiegabilmente, non erano stati collegati alle prese del sistema di continuità, pertanto sono rimasti spenti fino all'arrivo, avvenuto dopo qualche minuto, dell'elettricista. In ogni caso nei minuti in cui l'apparecchio era spento l'anestesista ha proceduto con la respirazione manuale». Dal canto suo l’Enel spiega però che «nessun disservizio è stato registrato sulla linea elettrica che alimenta l'ospedale di Vibo Valentia».
L'Azienda sanitaria di Vibo Valentia ha immediatamente aperto un'inchiesta interna sull'accaduto, informando, al contempo, la magistratura, anche se, è stato rilevato dalla stessa Azienda, «al momento, non si è in grado di stabilire con esattezza un rapporto causa-effetto tra quanto descritto e il peggioramento delle condizioni di salute della ragazza».
Del resto come spiega Vincenzo Carpino, presidente dell'Associazione degli anestesisti-rianimatori ospedalieri italiani, l'assistenza respiratoria «è efficace anche se effettuata manualmente».
Intanto a ventiquattr’ore di distanza le condizioni della ragazza sono considerate dai medici cosentini «molto gravi». Si sta verificando, soprattutto, se la paziente abbia subito danni al cervello per la mancanza di ossigeno. I medici non si sbilanciano sulla prognosi e hanno disposto l'effettuazione della risonanza magnetica e della Tac.
Naturalmente anche la magistratura ha aperto un’indagine. Tra l’altro per l'Asl di Vibo è il secondo episodio critico nel giro di poco giorni. L'altro ieri, infatti, è morta una donna, R.C., di 57 anni, intossicata dai farmaci che stava prendendo per curare una normale lombosciatalgia.
Neppure in questo caso è stato ancora stabilito se il decesso della paziente sia stato conseguenza di una terapia errata.