Il salto della superwoman tra record e favola

U n anno da record e un anno da favola. Antonietta Di Martino ha scoperto il bello di due frasi fatte, riempiendole di contenuti. Ape regina dell’atletica italiana, ha costruito l’anno più bello della sua vita sportiva scalando gradino dopo gradino: prima ha detto a Sara (Simeoni) fatti più in là, scavalcando il suo record italiano al di sopra dei due metri. Poi gli ha dato un’aggiustatina, alzando l’asticella fino a 2,03 metri e annunciando al mondo: ci sono anch’io. Infine ha compiuto il capolavoro ai mondiali di Osaka, aggiungendo le sue perle al mondo in rosa dello sport italiano: medaglia d’argento con record, emozionante crescendo di una ragazza che ha bisogno di molle nelle gambe per superare le misure e il pesante differenziale provocato dalla sua statura, non proprio da giocatrice di basket.
Argento in coppia (con la russa Chicherova), che quest’anno è stato un classico dello sport azzurro (vedi Magnini), protagonista di un fantastico lieto fine di una storia vissuta negli anni tra infortuni e dolorosi recuperi. Figlia di un ex pasticcere, innamorata del suo mondo a Cava dei Tirreni, la Di Martino è una ragazza che parla di Dio e del suo credo con la convinzione di chi ne ha tratto spinta nei momenti difficili. La notte di Osaka è stata un palpitio continuo, talvolta venato d’incredulità per la sicurezza e la grandezza di questa ragazza. La gara un revival di una storia di vita: un brutto errore al metro e 85 con tanto di paure e apprensioni, poi un andare sicuro fino ai due metri, senza sbagliar niente, un altro errore al primo salto ai due e zero tre, quasi a dire: devi soffrire. E il salto liberatorio al secondo tentativo. Lassù, più in alto di lei, ai m. 2,05, è rimasta solo la croata Vlasic. Alta e brava. Ma se avesse voluto pareggiare il differenziale della Di Martino avrebbe dovuto saltare m. 2,25. A modo suo, Antonietta ha vinto l’oro.