Salute, paura mondiale: 1,5 miliardi di obesi I poveri sono più grassi

La rivista Lancet lancia l'allarme: obesità in aumento. Nei paesi ricchi sono le fasce meno abbienti ad avere maggiori problemi con la bilancia. Si salva solo l'Oriente

Londra - Con 1,5 miliardi di adulti in sovrappeso, un altro mezzo miliardo di adulti obesi e 170 milioni di bambini obesi e in sorappeso, il globo è sempre più "rotondo". Pochi paesi si salvano, Cina e Giappone soprattutto, e anche qualche isola felice in Europa dove i casi di obesità e sovrappeso aumentano meno che nel resto del mondo, grazie soprattutto a particolari condizioni ambientali o abitudini favorevoli che ritardano il processo, come l’uso invalso delle bici in Olanda. Nei paesi ricchi i più grassi sono i poveri che non hanno abbastanza denaro per diete sane. I dati arrivano dalla rivista Lancet che questa settimana dedica uno speciale alla pandemia di obesità che appesantisce la terra.

I poveri e i fast food Nei paesi ricchi, a differenza di alcune decadi fa quando essere povero significava quasi sempre essere denutrito e sottopeso, oggi i più obesi si contano tra le classi meno abbienti perchè mangiare con pochi soldi significa spesso nutrirsi di junk food. La variabilità del problema nei vari paesi del mondo si vede ancora soprattutto tra le donne: l’Oriente si difende bene, infatti in Giappone e Cina, solo una donna adulta su 20 è obesa contro una su 10 in Olanda, 1 su 4 in Gran Bretagna e Australia, 1 su 3 in USA; i più pesanti sono gli abitanti delle isolette di Nauru, Tonga e Cook in Oceania (da cui non a caso provengono molti lottatori di Sumo) 7 su 10 le donne obese a Tonga. In Italia, stando ai dati dell’ultimo Rapporto Osservasalute, più di un terzo della popolazione adulta (35,5%) è in sovrappeso, mentre circa una persona su dieci è obesa; in totale, il 45,4% della popolazione adulta ha un peso fuori norma. Per quanto riguarda i bambini, la quota complessiva di quelli grassi è il 34%. Tra gli otto e i nove anni sovrappeso e obesità riguardano rispettivamente 22,9% e 11,1% dei bambini.

Il primo "grasso" mondo Nei paesi ricchi l’epidemia di obesità è cominciata negli anni 70 e 80, in coincidenza col costante aumento della disponibilità e quindi del consumo di cibo pro capite. Si noti infatti che prima di allora il peso riusciva a essere mantenuto sotto controllo, nonostante lavori sempre più sedentari e uso crescente dell’auto avessero ridotto di molto l’attività fisica. Ma poi sono arrivati i cibi spazzatura, i cibi economici, sempre pronti e disponibili ovunque. Non a caso oggi i più obesi nei paesi ricchi si contano tra i poveri, tra coloro, cioè, che non possono permettersi una dieta sana, frutta e verdura, pesce e altri cibi salutari che sono in media più costosi di snack e altri cibi molto saporiti ma anche troppo calorici. In alcuni paesi fortunatamente, a fronte di abitudini alimentari comunque non ottimali, alcune condizioni locali rallentano un pò l’aumento del giro vita.

La bici salva l'Olanda Un caso è l’Olanda, dove c’è l’intrinseca abitudine allo sport grazie all’uso diffusissimo delle bici. Nonostante queste piccole e importanti differenze locali, di fatto l’obesità non sta risparmiando nessuno nel mondo, anche nei paesi in via di sviluppo, ed è chiaro che, scrivono su Lancet Boyd Swinburn e Gary Sacks della Deakin University di Melbourne, "nessun paese sta agendo in modo esemplare nelle politiche di riduzione dell’obesità e delle malattie correlate", servono politiche volte alla riduzione del consumo di cibo spazzatura, alla regolamentazione delle pubblicità di questi cibi, soprattutto quelle rivolte ai bimbi, alla promozione di diete sane e sport.