La salute del Tevere? Migliora, anche se di poco

«Con un monitoraggio costante della qualità delle acque si può garantire un habitat accettabile per la flora e la fauna del fiume, creando anche condizioni di vita che porteranno a riavvicinare il Tevere alla città».
Lo ha detto ieri mattina al circolo canottieri Roma, il segretario generale dell’autorità di bacino del fiume Tevere Roberto Grappelli durante la presentazione della giornata dedicata allo studio della «Qualità ambientale del fiume Tevere» e alle nuove metodologie di valutazione utilizzate.
All’incontro, oltre a Grappelli, hanno partecipato l’assessore alle Politiche ambientali ed agricole del Campidoglio Dario Esposito, rappresentanti della provincia di Roma, dell’agenzia regionale di protezione Ambientale (Arpa) e diversi docenti provenienti dalle università di Roma Tre e Tor Vergata.
Proprio grazie agli studi portati avanti in questi anni dai ricercatori dei due atenei romani e dell’Arpa, si è potuto valutare periodicamente lo stato di salute del Tevere, dell’Aniene e dei loro piccoli affluenti, studiando in particolare le piante acquatiche, i pesci e i micro-organismi che vivono nelle aree interessate dallo studio.
Il Tevere, comunque, fuori città, conserva dei valori sufficientemente accettabili, mentre risulta inquinato soprattutto dopo l’ingresso nell’area urbana e dopo la confluenza con l’Aniene, che a sua volta è particolarmente pulito fino a Tivoli e in condizioni decisamente preoccupanti nella parte finale del suo percorso, dove diverse industrie scaricano liquami inquinanti.
Nella stessa condizione si trovano i piccoli affluenti. Se a prima vista i risultati dello studio possono sembrare negativi, si è dimostrato che la qualità del Tevere è migliorata rispetto a dieci anni fa.