Anticipare le terapie ai malati reumatici

Luisa Romagnoni

Invalidanti, croniche e con un grande impatto anche sociale. Sono le malattie reumatiche. La prima causa di disabilità e dolore in Europa. Da sole rappresentano il 50 per cento delle patologie croniche che colpiscono la popolazione sopra i 65 anni. Ma diagnosi precoce e terapie innovative, possono cambiarne il corso. Se n'è parlato a Rimini al 53° Congresso della Società italiana di reumatologia (Sir). Tra le novità anche la nascita di un gruppo di studio Sir, dedicato alla medicina di genere e l'annuncio di una collaborazione, fra Istituto superiore di sanità e Sir. Inoltre l'assegnazione di 16 borse di studio a giovani ricercatori italiani under 40, per patologie come artrite reumatoide, spondiloartriti, sclerodermia e vasculiti. Il progetto, nato nel 2014, è frutto di una collaborazione tra Sir e Msd ed ha consentito di conferire 65 assegni di ricerca negli ultimi tre anni. «C'è solo un modo per ridurre l'impatto delle malattie reumatiche e i loro costi diretti e indiretti: anticipare al massimo la diagnosi e trattare tempestivamente i pazienti», afferma Ignazio Olivieri, past president della Sir. «Oggi sono disponibili anche farmaci biologici in grado di modificare l'evoluzione della malattia, specie per le patologie artritiche. Terapie avanzate che hanno rappresentato una vera rivoluzione sia per i pazienti, perché ne hanno cambiato enormemente la qualità di vita che per i reumatologi», sottolinea Mauro Galeazzi, alla guida della Sir dal 26 novembre scorso. «Abbiamo anche capito - prosegue il neo presidente Galeazzi- che l'inizio precoce delle terapie, era determinante per l'ottenimento di questo risultato e che la diagnosi doveva essere più precoce possibile, per poter inserire la terapia in quella finestra di opportunità, oltre la quale il danno si instaura. Grazie ai farmaci biologici, anche in reumatologia possiamo parlare oggi di medicina di precisione, un approccio che consente, per esempio, di scegliere il farmaco più adatto, per un determinato paziente». Il futuro riserva ulteriori progressi terapeutici. Al momento una terapia che porti il paziente alla guarigione non c'è. In studio vi sono farmaci di sintesi, con meccanismi innovativi.