Diritto alla salute violato: il farmaco anti Epatite C costa 80mila euro a ciclo

Class action dei malati per chiedere al ministero un provvedimento urgente: il costo delle cure sia coperto dal servizio sanitario nazionale

Si possono pagare 80mila euro per guarire dall'epatite C? In Italia, dove l'unico farmaco esistente costa duemila euro a compressa, evidentemente sì.

È questa la situazione che ha portato un gruppo di malati a rivolgersi ai giudici di Roma, Parma e Milano per chiedere che il ministero della Salute e l'azienda farmaceutica produttrice garantiscano "immediatamente la cura completa" del farmaco Sofosbuvir, pari a circa quaranta pastiglie "mettendo le spese a carico del servizio sanitario nazionale."

"Sussistendo un grave ed imminente pericolo di morte - come si legge nel ricorso - Anche per l’inesistenza di strutture medico ospedaliere adeguatamente indirizzate per la malattia ed essendovi un pericolo nel ritardo delle cure", due legali parmensi hanno avviato una sorta di class action mirata ad ottenere l'adozione di un provvedimento d'urgenza. L'attuale situazione, spiegano i malati, rischia di violare il fondamentale diritto alla salute, garantito dall'articolo 32 della Costituzione.

"In Italia l’unico farmaco attualmente esistente per curare il virus dell’epatite C ha un costo talmente alto da non poter essere acquistato dai malati - prosegue il ricorso - Ciò costituisce una situazione altamente discriminatoria e di sfruttamento inaccettabile, a fronte altresì dell’ammontare radicalmente più basso (700,00 euro) cui ammonta il prezzo dello stesso farmaco in altri Paesi, quali l’India, la Turchia e l’Egitto."

Annunci
Commenti

Roberto Casnati

Mar, 10/02/2015 - 13:29

Come mai in Italia il farmaco costa così caro? Ma è semplice le tangenti da noi costano di più!

leo_polemico

Mar, 10/02/2015 - 22:53

A parte il concordare su quanto scrive Roberto Casnati Mar, 10/02/2015 - 13:29, se il servizio sanitario "italiano" deve pagare le cure agli "italiani", che pagano fior di tasse, dove trova i soldini per curare, gratuitamente e per tutte le patologie, i rom e gli immigrati, regolari e clandestini, nostri ospiti non voluti se non dai sinistri "cacciatori di voti" (che sperano poi di ricevere in futuro)? Se poi si devono pagare i "periodi di malattia" con certificati emessi da medici compiacenti e complici la situazione certo non migliora.