Fumo, i danni cerebrali della sigaretta sono reversibili

Secondo uno studio è possibile recuperare la perdita di materia grigia, ma ci possono volere decenni

I danni cerebrali della sigaretta sono reversibili (quasi sempre). Secondo uno studio pubblicato sul Nature journal Molecular Psychiatry la perdita di materia grigia dovuta al fumo può essere recuperata, seppur dopo anni.

La ricerca di cui parla AFP si basa sulle scansioni cerebrali di cinquecento scozzesi settantenni: gli esami hanno confermato il nesso di causalità tra il fumo e i danni alla corteccia. Lo strato esterno del cervello è più assottigliato nei fumatori. La novità, però, è che si può tornare indietro, a patto ovviamente di smettere col vizio: i ricercatori hanno infatti individuato un potenziale margine di recupero (che non vale però sempre e per tutti).

Per ogni anno senza fumo, i soggetti in analisi hanno presentato miglioramenti graduali. Declino cognitivo, demenza e degenerazione neurologica si possono dunque evitare in dicendo addio alle bionde in tempo utile.

Tra i 504 soggetti d’esperimento sono stati presi in considerazione, come modello, chi non aveva mai fumato. Sottoposti gli over70a risonanza magnetica, i parametri cerebrali come la memoria e la flessibilità cognitiva presentavano forti discrepanze tra coloro non hanno mai ceduto al vizio e chi, invece, è fumatore corrente. E chi, invece, ha smesso da molto? “Ci sono voluti circa 25 anni senza fumo per non osservare differenze significative” scrivono gli autori dello studio. Chi, però, per decenni ha fatto fuori più di un pacchetto al giorno, è condannato ad aver compromesso irreparabilmente la proprio corteccia: 25 anni senza fumo non sono sempre sufficienti.