Italmopa: "Basta fake news su celiachia e glutine"

Il glutine è una molecola complessa originata dall’impasto della farina. Da essa è in grado di scaturire la celiachia, un’intolleranza di cui si parla spesso e attorno alla quale aleggiano tante fake news. Cerchiamo di fare chiarezza sull’argomento con Italmopa, Associazione Mugnai Industriali d’Italia

Il glutine è una molecola complessa. Essa è originata dall’impasto di farina quando è sotto il flusso dell’acqua.

Alla base del glutine ci sono due proteine: la gliadina e la gluteina. La funzione del glutine è rendere gli alimenti più palatabili. Il glutine risulta non facilmente digeribile dall’organismo umano. Ecco perché ad esso viene imputata la malattia della celiachia. Essa è un’intolleranza che si presenta con i seguenti sintomi: gonfiore, anemia, diarrea, cefalea, affaticamento. Solo il 30% della popolazione mondiale presenta questa malattia. Lo sviluppo di essa alimenta la moda del “gluten free”.

Attorno all’argomento aleggiano tante fake news che non fanno altro che disorientare le persone sul consumo di pane e derivati. Per fare chiarezza sull’argomento abbiamo interpellato l’Italmopa, Associazione Mugnai Industriali d’Italia che da anni si batte per la diffusione di informazioni scientifiche relative al consumo di prodotti derivanti dalla lavorazione del grano.

Il diffondersi della celiachia al giorno d’oggi è associata all’aumento del consumo del grano?

"È necessario premettere che diversi studi scientifici smentiscono le evidenze su un presunto incremento della celiachia. I test di screening sulla popolazione generale riportano che è affetto da celiachia 1 soggetto su 100. In Italia, così come nella maggior parte dei Paesi comunitari o terzi, una percentuale rilevante dei casi non è stata ancora diagnosticata. Si stima infatti che siano ancora circa 400.000 il numero di italiani celiaci che non sanno ancora di esserlo a fronte dei poco più di 200.000 sinora diagnosticati. Per quanto concerne il consumo di prodotti derivati dalla trasformazione del grano, è opportuno rilevare che il consumo di prodotti cerealicoli ha registrato nell’ultimo secolo una riduzione superiore al 30 %. Al contrario si è verificato un incremento particolarmente significativo del consumo di altre tipologie di prodotti alimentari quali carni, pesce, prodotti lattiero caseari".

Quali sono i grani naturalmente privi di glutine?

"Limitandoci al comparto dei cereali, tutti i frumenti, ivi compresi quelli noti come “antichi” contengono glutine. Essi non sono idonei ad essere consumati dai celiaci. Lo stesso discorso vale per il farro, l’orzo, l’avena, la segale il monococco o il grano khorasan nelle sue varie declinazioni. I cereali che possono essere consumati dai celiaci, in quanto senza glutine, sono il riso, il mais, il miglio, il sorgo, l’amaranto, la quinoa, il fonio, il teff e il grano saraceno".

Le tecniche moderne di coltivazione dei grani condizionano la patogenesi della celiachia?

"Assolutamente no. Anche in questo caso non esiste alcun studio scientifico o dato statistico in grado di dimostrare una qualsiasi forma di correlazione tra la tecnica di coltivazione del frumento e la malattia".

Che ruolo ha l’utilizzo del glifosato nella coltivazione dei grani al giorno d’oggi?

"Il glifosato è, come ormai noto a tutti, il diserbante più diffuso al mondo. Non possiamo ovviamente, non avendo le necessarie competenze per farlo, entrare nel merito della sua presunta pericolosità. Lasciamo l’onere di esprimersi in materia alle autorevoli e competenti autorità scientifiche internazionali, comunitarie e nazionali. È opportuno ricordare che il suo utilizzo non riguarda solo il comparto della produzione cerealicola ma tutte le principali produzioni agricole".

Quali sono secondo voi i principali miti da sfatare in materia di celiachia?

"Oltre a quelli sui quali ci si è soffermati nelle precedenti domande, va sfatato quello legato alla dieta senza glutine. Chi decide, pur non essendo celiaco, di bandire il glutine dalla propria alimentazione deve porre una particolare attenzione all’apporto nutritivo. Deve affidarsi ad un professionista in grado di indicare alternative adeguate".

Una cattiva informazione sull’argomento “celiachia” che conseguenze può avere?

"Affermazioni prive di fondamento rischiano di creare falsi allarmismi tra i consumatori. Essi hanno difficoltà nel comprendere appieno le dimensioni del fenomeno. Non sanno riconoscere quali alimenti non devono essere consumati. Spesso non si conosce la distinzione tra la celiachia e la NCGS, che è la sensibilità al glutine, ben diversa dalla prima".

Come Italmopa si attiva e opera sul territorio italiano nella diffusione di un’informazione corretta sull’argomento?

"Come Italmopa, promuoviamo, attraverso tutti gli strumenti a nostra disposizione, tutto ciò che riguarda la corretta informazione in materia salutistica e nutrizionale, con particolare riferimento al comparto del grano e prodotti derivati. E soprattutto tentiamo di rispondere a chi, senza alcuna competenza riconosciuta dalla comunità scientifica in campo alimentare, si arroga il diritto di diffondere informazioni incomplete o false o notizie allarmistiche con l’unico scopo di garantirsi una visibilità che altrimenti non gli sarebbe certamente stata concessa".