In Italia 5mila trapianti di cornea

Da mercoledì fino a domani sono presenti a Milano 2500 oculisti che partecipano al congresso annuale della Società italiana di oftalmologia (SOI) giunto alla 89° edizione. A questo appuntamento vi sono anche 150 relatori giunti dall’estero. Grande lo sviluppo dell’oftalmologia in questi ultimi anni. Il bisturi è stato quasi completamente sostituito dal laser. Il trapianto di cornea è ora guidato da un sistema-robot. Le nano-tecnologie e la micro-invasività chirurgica si sono evolute fino al punto di consentire il trapianto delle cellule staminali della cornea. Sono state sviluppate terapie mediche e chirurgiche per la degenerazione maculare, un tempo non trattabile.
«L’estensione dell’utilizzo delle cellule staminali in altri tessuti oculari oltre la cornea; lo sviluppo ulteriore della chirurgia robotizzata; la bio-ingegnerizzazione dei tessuti; la riabilitazione dei pazienti ipovedenti, fanno parte delle nuove frontiere», precisa Leonardo Mastropasqua, presidente della Società degli oftalmologi universitari (SOU) e direttore della clinica oftalmologica dell’Università G. D’Annunzio di Chieti Pescara, Centro di eccellenza regionale. Il professor Mastropasqua, primo in Italia, ha eseguito nell’aprile del 2006 la cheratoplastica perforante utilizzando il laser a femtosecondi che consente tagli corneali molto precisi e predicibili attraverso l’emissione di un raggio ad impulsi ultraveloci con direzione programmata. Questo strumento consente di intervenire anche su pazienti già trapiantati, in cui non si era ottenuto un successo funzionale. La cheratoplastica è un intervento di microchirurgia oculare che si esegue in sala operatoria con l’ausilio di microscopi e strumentazioni dedicati di alta sofisticazione. È applicabile nella chirurgia di tutte le patologie corneali che portano al trapianto. L’intervento prevede una brevissima degenza in ospedale che può variare da uno a due giorni in base alla tecnica anestesiologica utilizzata. Quest’area della chirurgia oftalmologica è in continua evoluzione e si registrano grandi progressi con beneficio per la sicurezza ed il recupero visivo dei pazienti.
Il trapianto di cornea o cheratoplastica è il trapianto più eseguito al mondo (ogni anno in Italia si curano 5000 pazienti) e quello a miglior prognosi in termini di sopravvivenza di tessuto trapiantato, grazie all’assenza di vasi della cornea che determina una importante riduzione del rischio di rigetto rispetto al trapianto di altri organi. La cornea è priva di vasi sanguigni, la cheratoplastica in realtà è un innesto di tessuto.
«Con questo intervento - precisa il professor Mastropasqua - si sostituisce il tessuto corneale malato con altro sano prelevato da un donatore. Ad essere trapiantati sono circa gli 8 mm della cornea centrale, mentre viene lasciato in situ un anello corneale periferico di circa 2 mm al quale viene ancorata mediante i punti di sutura la cornea del donatore. È possibile creare nello spessore corneale piani di dissezione lamellare o perforante personalizzati e complessi in termini di profilo, diametro, spessore ed angolazione, sia sulla cornea del donatore che sull’occhio del paziente ricevente. Le principali difficoltà tecniche di questo intervento riguardano la precisione e la predicibilità del taglio del tessuto e la regolarità della tensione dei punti di sutura dalla quale dipende l’entità dell’astigmatismo postoperatorio. Le patologie che più frequentemente necessitano del trapianto di cornea sono il cheratocono, una irregolarità di curvatura corneale molto frequente nei giovani, lo scompenso corneale endoteliale, edema cronico con opacizzazione della cornea dovuto alla perdita delle cellule endoteliali, possibile negli anziani sottoposti ad intervento di cataratta ed i leucomi, aree di non trasparenza corneale esiti di traumi o patologie infettive».
Fino a qualche anno fa l’intervento di cheratoplastica più eseguito era il trapianto perforante, cioè la sostituzione di tutto lo spessore corneale; «Questa tecnica, sebbene chirurgicamente consolidata da decenni, espone l’occhio a diversi rischi legati ad una chirurgia invasiva, all’astigmatismo, al rischio di reazioni immunitarie». Negli ultimi anni la chirurgia del trapianto di cornea si sta orientando sempre più verso tecniche lamellari anteriori o posteriori, che si propongono di sostituire non tutto lo spessore corneale, ma soltanto quello malato.