«La mia nuova sfida parte da Como Il paziente è al centro del percorso»

«Condivisione tra il team medico e informare sempre il malato»

Massimiliano Finzi

Dottor Corrado Bait, è iniziata questa nuova avventura che la vede responsabile della Chirurgia Articolare e della Traumatologia dello Sport nell'Istituto Clinico «Villa Aprica» di Como. Perché questa scelta?

«Per realizzare il mio progetto di assistenza ai pazienti che vede nei principi del Fast Track Surgery (ottimizzazione del percorso perioperatorio) la sua realizzazione. Como è una realtà in forte sviluppo e quindi credo sia la dimensione giusta per affrontare questa sfida».

Da sempre è un grande fautore di un approccio terapeutico che mette al centro la persona. Quali sono i benefici del paziente che sceglie questo percorso?

«Il paziente al centro di tutto il percorso terapeutico è fondamentale per avere risultati sempre più favorevoli ed è lo scopo del percorso Fast Track: chirurgo, anestesista, fisioterapista e infermiere creano protocolli condivisi di lavoro per ottimizzare ogni fase, dal pre-ricovero alla degenza. Inoltre, informare il malato e renderlo consapevole fin dal primo incontro con il medico specialista è una prerogativa essenziale: gli si dovrà spiegare cosa lo aspetta, come fare la fisioterapia e in che modo comportarsi nei giorni precedenti l'intervento chirurgico, durante il ricovero e una volta dimesso».

Perché un paziente dovrebbe scegliere di seguirla nella nuova struttura?

«Credo che il rapporto di fiducia con il proprio medico sia alla base di tutto. Resto convinto che non sia la struttura a creare attrattività chirurgica, bensì i professionisti che ci lavorano. Per questo sono sicuro che, chi crede in me come chirurgo, vorrà seguirmi anche in una nuova struttura in fase di rilancio».

Quali sono le sue specialità?

«Mi occupo di ginocchio a 360°: dalla chirurgia artroscopica a quella protesica, di traumatologia dello sport, di chirurgia della spalla e della caviglia».

Lei ha avuto grandi maestri a cui deve molto, a partire dal professor Volpi, con cui ha lavorato in équipe.

«A loro devo praticamente tutto, la passione per questo tipo di chirurgia, la dedizione al paziente, la continua ricerca di nuovi sistemi o tecniche chirurgiche in grado di migliorare i risultati. Lavorare al loro fianco è stata per me una grandissima opportunità. Mi hanno sempre dimostrato grande fiducia e stimolato ogni giorno a migliorarmi e questo insegnamento resterà per sempre. I miei Maestri saranno sempre un esempio da seguire, una spinta a migliorarmi. Cercherò di renderli orgogliosi di me».

Cresce la domanda di interventi anche in tarda età.

«Mi chiedono di poter continuare a fare sport; ovviamente il mio consiglio è di adottare i dovuti accorgimenti, ma ritengo giusto garantire loro la possibilità di praticare qualsiasi attività sportiva a basso-medio impatto».

Un caso che ci vuole raccontare, perché ha cambiato qualcosa nella sua vita.

«Quello di un uomo di 69 anni con una rottura inveterata (cronica) del tendine achilleo, una lesione invalidante al punto da non consentirgli una deambulazione corretta. L'uomo non riusciva più a camminare correttamente; riusciva a muoversi solo zoppicando. Questa persona si è presentata nel mio studio di Milano per chiedermi di aiutarlo a recuperare almeno in parte le funzionalità compromesse. Dopo aver esposto tutte le difficoltà del caso, dalla scarsità di tessuto da riparare alla poca elasticità di quello rimasto, dalla vascolarizzazione precaria e molte altre variabili, ho deciso comunque di operare. Il tendine rimasto è stato riparato in maniera solida e, grazie allo spirito di collaborazione del paziente, il risultato è stato eccezionale. Oggi, a distanza di quattro mesi, questa persona è tornata a camminare senza problemi e ha recuperato una buona qualità di vita».