«Non mangiare prima della chemio aumenta l'effetto»

Evitare il fai-da-te. Questo il consiglio numero uno di Elena Dogliotti, biologa nutrizionista, supervisore scientifico alla Fondazione Veronesi, quando si parla di digiuno.

Dottoressa Dogliotti, perché bisogna sempre valutare il digiuno con il medico?

«Perché non va bene per tutti. Ad esempio, non va mai fatto durante la gravidanza o l'allattamento. Mai dopo i 65 anni, quando il modo di assorbire i nutrimenti cambia. È sconsigliato quando si è sotto peso. In quel caso il digiuno rischia di diventare malnutrizione. Se la massa magra è insufficiente, potrebbe perfino essere deleterio e provocare chetosi».

Ma quando voi medici parlare di digiuno, non intendete proprio regime a zero cibo?

«Dipende, esistono diverse formule. C'è la restrizione calorica al di sotto del fabbisogno, c'è il digiuno a intermittenza da fare solo per qualche giorno, c'è la dieta mima-digiuno con cinque giorni di riduzione progressiva delle calorie. Oppure c'è la riduzione degli orari in cui si mangia, di fatto saltando la cena».

Serve davvero a dimagrire?

«Nel breve periodo sì. Ma nel lungo periodo porta a risultati sovrapponibili a quelli di una dieta ben bilanciata».

Veronesi diceva che il digiuno mette «a stecchetto» anche le cellule tumorali o degenerative. È vero?

«Il prof aveva ragione anche se non ci sono ancora risultati sugli uomini tali da poter protocollare il metodo. Negli animali è stato invece dimostrato che un piccolo periodo di digiuno rafforzi le cellule normali, favorisca la riparazione dell'organismo e indebolisca le cellule tumorali. Il digiuno porta risultati sull'allungamento della vita, ma va sempre fatto sotto controllo medico».

Ma viene utilizzato per i malati di cancro?

«Viene consigliato per alleviare gli affetti collaterali della chemioterapia. Il giorno prima del trattamento e il giorno stesso si consiglia di assumere solo liquidi per ridurre la nausea e per fare in modo che la chemio faccia più effetto. Sia ben chiaro, si può fare solo se la persona non è già debilitata dalla malattia, altrimenti, anziché al digiuno, si può pensare a una restrizione alimentare ben bilanciata».

MaS