Più efficienza nella gestione dei servizi della sanità

Luisa Romagnoni

É lotta agli sprechi in sanità. Non per ridurre, ma per migliorare i servizi forniti al paziente. Lo propone il lean management (gestione snella). Una nuova modalità organizzativa e gestionale (la giapponese Toyota, è stata la prima a sperimentarla negli anni '60). Applicata in ambito sanitario, significa meno sprechi di tempo, denaro e massimizzazione del tempo dedicato al paziente. Se adottata in modo più diffuso nei servizi sanitari, potrebbe generare risparmi nella spesa sanitaria nazionale, pari a oltre 20miliardi l'anno. Il tema è stato affrontato nel corso del convegno «Patologie oncoematologiche: evoluzione della terapia e del modello assistenziale», tenutosi a Roma, presso l'Istituto superiore di sanità. In diversi ambiti, tra cui quello oncoematologico, la logica lean, porta risultati tangibili. A dimostrarlo è il caso dell'Azienda ospedaliera universitaria (Aou) di Siena, che, grazie alla «gestione snella», nel periodo compreso tra il 2012 e gennaio 2016, ha registrato una soglia di risparmio di oltre tre milioni di euro. I proventi ottenuti da queste riduzioni, sono periodicamente reinvestiti in iniziative a favore del paziente.

«L'aspetto economico per noi non ha rappresentato la prima priorit - spiega Giacomo Centini, direttore amministrativo Aou Senese - ma la conseguenza di scelte destinate a migliorare l'esperienza del paziente e la qualità delle terapie. Abbiamo individuato una gerarchia di priorità: prima di tutto servire meglio il cliente, poi costruire un ambiente lavorativo positivo per gli operatori e solo in ultima battuta ridurre i costi minimizzando gli sprech». Dati che emergono del rapporto Gimbe 2015 (Gruppo italiano per la medicina basata sulle evidenze), danno un'idea dei possibili risparmi, per il sistema sanitario: Il valore degli sprechi i è dovuto, per il 26% al sovrautilizzo di interventi inappropriati, per il 21% a abusi, per il 19 % a tecnologie sanitarie con costi eccessivi, per il 12 al sotto utilizzo di interventi efficaci o inappropiati, per il 12 a complessità amministrative e per il 10 all'inadeguata assistenza ai pazienti. In oncoematologia è sempre più auspicabile il ricorso alla deospedalizzazione.