Se lo stress da vacanza ci fa rimpiangere casa

Bisogna rompere la routine Emozioni da privilegiare

di Luigi Cucchi

Stress da vacanza. Che fatica può rappresentare una vacanza scelta in modo superficiale, senza considerare le nostre più profonde esigenze. Stiamo per partire verso mare, monti, città d'arte, Paesi esotici. Siamo sicuri di aver cercato le soluzioni per noi ottimali? Evitiamo cocenti delusioni per cattive scelte o errori di programmazione. I giorni di riposo non devono diventare fonte di ansia e nervosismo. La ricerca del divertimento non può produrre frustrazioni e insoddisfazione. Qualsiasi cambiamento necessita di un adattamento e determina una fatica psico-fisica.

Una modifica repentina di ambiente, clima, cibo e orario, implicano fatica. Più ci si allontana più si corre il rischio di disturbi: il jet-lag, lo stordimento da fuso orario, fastidi intestinali legati al cambiamento di alimentazione. Quando per scongiurare la noia si prevede in modo rigoroso ogni attività, senza momenti di giusta pausa, si rischia di terminare spossati, distesi su un letto costretti a rinunciare alla cena. Il nostro fisico non va sottoposto a effetti spiacevoli.

Il desiderio di attività frenetica può essere sintomo di intolleranza verso se stessi. Rappresenta sovente una fuga. La vacanza deve consentire la ricostituzione delle nostre energie, offrire momenti di relax, di riflessione, di armonia, di contemplazione della natura. Nel passato molti sceglievano un buen retiro appena fuori porta, in campagna o sui laghi, dove trascorrere serene giornate con pi arenti e gli amici più cari. Il senatore Luigi Albertini, direttore del Corriere della Sera dal 1900 al 1925, si recava a Laveno, sul lago Maggiore, ospite di Giovanni Giacosa, dove conobbe la figlia che divenne poi sua moglie. Più tardi si ritrovavano tutti a Parella, accanto alla colline moreniche, non lontano da Ivrea, con i principali illustri collaboratori del Corriere, tra i quali Giacomo Puccini, Mario Praga, Giovanni Verga, Benedetto Croce, Edmondo De Amicis, Luigi Pirandello. Belle serate estive durante le qali le accese conversazioni proseguivano nella notte.

Le vacanze non vanno idealizzate. Rischiamo delusione e sconforto se osserviamo ogni cosa con occhio critico e non riusciamo a essere toccati da fascino e bellezza. Entusiasmo e curiosità, se non alimentate, sfumano in un vago senso di insoddisfazione che trasforma la vacanza in una specie di tortura. Evitiamo la corsa al conformismo, alle mode, ai dettami sociali. Nessuna ansia da prestazione per la vacanza. Non è certo l'ennesima occasione per dimostrare qualcosa agli altri. La vacanza non deve subire imposizioni di alcun genere. Alcuni preferiscono trascorrere l'estate a casa, godendosi la serenità delle città deserte, senza nessun problema, nessun nervosismo e nessuna frustrazione. Scegliamo una vacanza medio-lunga, magari in ambienti già conosciuti se non amiamo le situazioni in cui ci si deve adattare. Enfatizziamo i momenti di consapevolezza, di mindfulness che ci fanno apprezzare sensazioni, emozioni, pensieri, parole, azioni e relazioni. La vacanza è una occasione di crescita, nutrimento e benessere.

Dobbiamo cercare di rompere la routine e mantenere la nostra mente aperta, flessibile, curiosa, pronta a cogliere gli aspetti nuovi che si presentano. Una capacità che sarebbe auspicabile come generale dimensione di vita.

Il mondo è grande e l'Italia è meravigliosa: evitiamo di scegliere la visita a Paesi ad alto rischio di terrorismo o a elevati tassi di criminalità.