Si sviluppa a Taranto la cardiologia

Anche nel Mezzogiorno cresce la cardiologia interventista. A Taranto la Casa di cura Villa Verde, un centro accreditato presso il servizio sanitario nazionale, ha una struttura cardiologica con sedici specialisti, diretta dal catanese dottor Concetto La Rosa. Parte integrante di questo reparto è il laboratorio di emodinamica, attivo 24 ore su 24, con quattro cardiologi interventisti coordinati dal dottor Luigi My. Nel 2008 sono state eseguite 1800 procedure. Le angioplastiche sono state 775, di cui 229 primarie, cioè con infarto in corso. Più del 30 per cento dell’attività è quindi svolta in urgenza, molti i casi complicati, provenienti da un bacino di 600mila abitanti.
Luigi My, nato a Grottaglie (Taranto) nel 1955, si è laureato a Pisa nel 1980 e si è specializzato a Bari nel 1987. Ha partecipato attivamente alla sensibilizzazione dei medici alla necessità di interventi precoci per tutti i cardiopatici che presentano sospetto di ischemia.
«La cardiopatia ischemica - ricorda - è ancora oggi la prima causa di morte nei Paesi occidentali. L’aumento della vita media ha portato alla crescita di questi malati: oggi la frequenza più elevata delle cardiopatie è tra i 50 ed i 60 anni, ma si interviene anche su soggetti infartuati a 35 anni e su pazienti con 80-85 anni, che dopo l’intervento di angioplastica tornano in piena efficienza. Sul grande anziano un tempo non si interveniva, oggi lo si fa sempre».
In Puglia si sta realizzando una rete per rendere sempre più efficaci gli interventi di emergenza sui cardiopatici. «Abbiamo contribuito a sensibilizzare tutto il mondo medico sull’importanza della cardiologia interventistica e sui risultati concreti che si possono ottenere. Quando vi è un infarto - precisa il dottor My - si deve intervenire entro 120 minuti, prima cioè che si manifestino danni ischemici irreversibili. Le coronarie andrebbero riaperte prima che si arrivi alla loro chiusura, evitando così di dover intervenire su un paziente già debilitato, spesso in stato di choc. La vera soluzione è rappresentata dalla prevenzione: si deve cioè evitare il formarsi della placca aterosclerotica all’interno delle arterie adottando uno stile di vita corretto: il fumo va abolito, l’alimentazione deve essere tale da evitare il sovrappeso e ancor più l’obesità. La vita sedentaria non aiuta certo l’equilibrio psico-fisico. Tanti sono i fattori che sommandosi fanno crescere in modo drammatico il rischio cardiovascolare globale».
In Italia ogni anno si eseguono 260mila coronarografie e 130mila angioplastiche, di cui 23mila in presenza di infarto miocardico. Sono interventi che consentono di evitare quelli cardiochirurgici tradizionali. Da alcuni mesi, tra i primi al mondo, i cardiologi interventisti italiani eseguono anche interventi per la sostituzione delle valvole aortiche, sempre attraverso un catetere e senza circolazione extracorporea.
Nelle sale di emodinamica si curano numerose altre patologie: si interviene sulle carotidi che minacciano l'occlusione e si ottengono risultati eccellenti, si curano le arterie renali ristrette e le occlusioni che colpiscono gli arti inferiori manifestando patologie come la claudicatio intermittens o mal della vetrina perché costringe i pazienti che accusano forti dolori agli arti inferiori a prolungate soste davanti alle vetrine, aspettando che il dolore passi. L'ultima frontiera dei cardiologi interventisti è rappresentata dalla cura del piede diabetico. L'intervento riesce a ripristinare la funzionalità del microcircolo degli arti inferiori, evitando in tal modo la gangrena e l’amputazione che ogni anno si rende necessaria per 15mila malati.
Il paziente diabetico è ad alto rischio di chiusura delle coronarie e va trattato con particolare attenzione, anche per evitare la trombosi tardiva. «Quando la coronaria si è particolarmente ristretta ed in più punti può risultare preferibile l’intervento chirurgico tradizionale, cioè il by pass aorto-coronarico». La cardiologia interventista si prepara a nuove sfide. Si stanno sperimentando nuovi stent riassorbibili la cui efficacia non è ancora stata scientificamente dimostrata. Un fermento di ricerche e sperimentazioni in un’area della medicina che si è sviluppata solo negli anni ’80 - ’90 e che ha contribuito in modo determinante all’aumento dell’età media e soprattutto al miglioramento della qualità della vita.