Sono 110mila gli italiani con sclerosi multipla (SM)

Luisa Romagnoni

I giovani e soprattutto le donne, sono il bersaglio preferito della sclerosi multipla (sm). Una malattia che colpisce il sistema nervoso centrale, cronica, progressiva, imprevedibile, spesso invalidante. Rappresenta la principale causa di disabilità nei giovani adulti. Riguarda quasi 3milioni di persone nel mondo, circa 110mila in Italia. Oltre la metà dei pazienti ha meno di 40 anni e ben i due terzi sono di sesso femminile. Affrontarla non è certo facile. Seppur ancora non esista una cura in grado di guarirla definitivamente, c'è modo di migliorarne la convivenza. Negli ultimi dieci anni, numerosi passi in avanti, sono stati compiuti a livello di trattamento. Dagli interferoni ai farmaci biologici che colpiscono precisi bersagli molecolari, oggi sono disponibili terapie in grado di rallentare l'evoluzione della sm, ridurre la gravità, la durata degli attacchi e l'impatto dei sintomi. Prioritario però un trattamento e una diagnosi precoce, effettuata attraverso la risonanza magnetica, indagine in grado di rilevare con estrema precisione le lesioni a carico del sistema nervoso centrale. «Siamo a punto di svolta», afferma Giancarlo Comi, direttore dell'Istituto di neurologia sperimentale (INSpe) dell'IRCCS ospedale San Raffaele di Milano. «La disponibilità di nuovi farmaci ci consente di creare terapie personalizzate per tutte le forme di malattia. I futuri trattamenti della sm recidivante-remittente (smrr) che colpisce l'85 per cento circa dei pazienti, puntano a sopprimere le attività infiammatorie a livello periferico rafforzando l'autotolleranza, mentre nella sm progressiva (smpp), la forma più grave e debilitante della malattia, la priorità è di puntare alle disfunzioni immunitarie e ai meccanismi patofisiologici che contribuiscono ai processi neurodegenerativi». Un terzo approccio comune a entrambe le sm, recidivante remittente e progressiva, è di rafforzare il recupero. «Alcuni risultati indicano la possibilità di rafforzare la rimielinizzazione con interventi farmacologici a livello cellulare», aggiunge Comi. «Grande l' interesse per le cellule staminali ematopoietiche, mesenchimali e neurali. Anche lo stile di vita, può influenzare il decorso della sm.