Sono più di 500mila gli italiani con un ritmo cardiaco anomalo

da Milano

Battito accelerato, palpitazioni, mancanza di fiato, dolore al petto, capogiri, fino a sensazioni di svenimento: per la fibrillazione atriale la prevenzione si conferma fondamentale. Queste le indicazioni dello studio Gissi Af, il primo e il più ampio studio internazionale nella prevenzione delle recidive per fibrillazione atriale, condotto in Italia dai cardiologi del gruppo GISSI, con la collaborazione dell'Istituto Mario Negri e con il supporto di Novartis.
La fibrillazione atriale è una tra le patologie più temute, perché, se associata ad altre patologie cardiache, può rivelarsi fatale, determinando ictus o embolie periferiche. Con più di mezzo milione di Italiani che combattono contro il ritmo cardiaco anomalo e circa 60mila nuovi casi all'anno nel nostro Paese, questa è la forma più frequente di aritmia riscontrata nella pratica clinica, che colpisce a livello internazionale circa il 6% delle persone con età superiore ai 65 anni e che cresce con l'aumentare dell'età. Il Gruppo GISSI ha seguito per un anno oltre 1.400 pazienti affetti da fibrillazione atriale, in associazione ad altre patologie cardiovascolari.
«È possibile prevenire l'esordio della fibrillazione atriale, se fin dall'inizio si cura l'ipertensione con trattamenti efficaci con sartani, come valsartan», dichiara il professor Aldo Maggioni, membro dello Steering committee dello studio. Valsartan aggiunto alla miglior terapia, ha ridotto di quasi il 40% l'incidenza di fibrillazione atriale, a meno di 2 anni.