«Sprechi e abusi, così la sanità muore»

Il presidente Cartabellotta: persi 25 miliardi: bisogna salvare il servizio nazionale

Un modello equo di sanità pubblica da consegnare alle future generazioni. Un Sistema sanitario nazionale che molti ci invidiano e che in tanti settori della medicina e della prevenzione, vanta eccellenze riconosciute in tutto il mondo. Ma anche un sistema pieno di contraddizioni, di sprechi e di incongruenze.

La Fondazione Gimbe - costituita dall'associazione Gruppo Italiano per la medicina basata sulle evidenze, che promuove e realizza attività di formazione e ricerca in ambito sanitario ha lanciato l'allarme, a Bologna, nel corso della 12a Conferenza nazionale dedicata alla «Sostenibilità del Servizio sanitario nazionale», di fronte a oltre 600 rappresentanti di tutte le funzioni professionali in ambito sanitario e a vari rappresentanti della Camera, del Senato e della Conferenza delle Regioni e Province autonome. Ne è emersa una radiografia puntuale e severa. Tre società scientifiche su quattro non fanno il loro dovere. E una quota consistente di denaro pubblico continua ad alimentare sprechi intollerabili: 24,73 miliardi all'anno erosi da «sovrautilizzo», frodi e abusi, acquisti a costi eccessivi, sottoutilizzo, complessità amministrative e inadeguato coordinamento dell'assistenza. Entro il 2025 serviranno altri 15 miliardi dalle casse dello Stato. Non solo.

Definanziamento pubblico, caos sanità integrativa, sprechi e dubbi sulla sostenibilità dei nuovi livelli essenziali di assistenza (Lea). Senza un preciso piano di salvataggio del Ssn i cittadini italiani rischiano di perdere una grande conquista sociale. «Quattro le criticità di sistema - ha spiegato Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe - identificate dalla fondazione. Richiedono un programma politico ben preciso finalizzato a salvare il Ssn. Il finanziamento pubblico del Ssn, tra tagli e mancati aumenti dal 2010, ha lasciato per strada oltre 35 miliardi. Tra i Paesi che fanno parte dell'Ocse, quelli europei e del G7, siamo fanalino di coda per spesa totale e per spesa pubblica, ma secondi per spesa a carico dei cittadini. Rispetto alla sanità integrativa riteniamo indispensabile un riordino complessivo della normativa. Il modello a tre pilastri, fino a oggi adottato, mostra tutti i suoi limiti. Avendo puntato tutto sul primo pilastro (finanziamento pubblico non più sufficiente a erogare i Lea), non siamo riusciti infatti a espandere adeguatamente il secondo (fondi integrativi, limitati a coprire solo prestazioni non essenziali) e non riusciamo a contenere il terzo (assicurazioni private che scorrazzano senza regole)».

Infine, durante la conferenza di Bologna, sono stati consegnati il Premio «Salviamo il nostro Ssn» a Piero Angela, il Premio «Evidence» ad Aldo Pietro Maggioni (direttore Centro studi Anmco). Silvio Garattini, direttore del Mario Negri, e Mario Melazzini, presidente dell'Aifa, si sono confrontati sul futuro della ricerca indipendente in Italia.