Lo studio: "Maschi monogami a causa delle malattie infettive"

Secondo uno studio le malattie infettive hanno reso più vantaggiosa la monogamia

Lo studio, condotto insieme a Richard McElreath del Max Planck Institute, ha scoperto che quando le dimensioni della popolazione diventano più grandi, la presenza di malattie sessualmente trasmesse riduce i tassi di fertilità in particolare tra i maschi con più partner. Quindi modificare questo comportamento è più vantaggioso per i singoli e per il gruppo. Nelle prime popolazioni di cacciatori-raccoglitori, era comune per pochi maschi monopolizzare l'accoppiamento con più femmine, per aumentare il numero di figli. In queste piccole società (con un massimo di 30 individui sessualmente maturi) i focolai di infezioni sessuali sono di breve durata e tendono a non avere un significativo effetto sulla popolazione. Ma se le dimensioni del gruppo crescono, come è avvenuto appunto con il passaggio all'agricoltura, la prevalenza di malattie sessuali sarebbe aumentata, dice la ricerca.

Senza i moderni farmaci e i vaccini, la sterilità da sifilide, clamidia e gonorrea sarebbe stata probabilmente piuttosto elevata. Questo ha reso più vantaggiosa una scelta monogoma da parte dei maschi. E, ancora più importante, la punizione per chi si discostava da questo modello. "Le nostre norme sociali non si sono sviluppate in un completo isolamento da quello che stava accadendo nel nostro ambiente naturale. Al contrario, non possiamo capire norme sociali senza capire le loro origini nel nostro ambiente naturale", conclude Bauch. Per il team le malattie sessualmente trasmesse possono anche essere stato un fattore tra i molti - inclusa la scelta femminile - che millenni fa alterarono il comportamento umano, innescando il passaggio dalla poligamia alla monogamia.