Lo studio Usa: "Essere il cocco di mamma può portare alla depressione"

Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori hanno utilizzato i dati raccolti da 725 adulti, con un'età media di 49 anni, analizzando i livelli di vicinanza emotiva, il conflitto, l'orgoglio e la delusione

Gli adulti che credono di essere i prediletti dai loro genitori sono più a rischio depressione. Almeno è quello che riporta uno studio fatto alla Purdue University in Indiana. Gli studiosi credono che essere il bersaglio della rivalità dei fratelli e sentirsi in dovere di essere "perfetti" agli occhi dei genitori, porti a dover pagare un caro prezzo da adulti.

"C'è un costo per coloro che percepiscono di essere emotivamente più vicini alle loro madri, questi bambini presentano sintomi depressivi maggiori" ha detto il professor Jill Suitor che ha condotto lo studio. "Tale costo viene dalla tensione che questi bambini sentono, dal sentimento di maggiore responsabilità che avvertono nei confronti delle loro madri che hanno un occhio di riguardo per loro", ha aggiunto Megan Gilligan, dello Iowa State University, che ha collaborato alla ricerca a fianco del professor Karl Pillemer della Cornell University di New York.

Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori hanno utilizzato i dati raccolti da 725 adulti, con un'età media di 49 anni, analizzando i livelli di vicinanza emotiva, il conflitto, l'orgoglio e la delusione. Così hanno scoperto che chi da bambino credeva di essere il favorito della mamma, aveva più sentimenti di delusione e coloro che avevano rapporti conflittuali, evidenziavano sintomi di depressione.

Studi precedenti avevano già evidenziato che i bambini che hanno un rapporto più stretto con le proprie madri, sviluppano una vicinanza minore con i fratelli. "Inoltre, la tensione con i fratelli è particolarmente elevata quando i figli da adulti sono entrambi preferiti e forniscono la stessa assistenza alle madri, una situazione abbastanza comune quando le mamme arrivano ai 70 o 80 anni di età", hanno scritto gli autori sul Journal of Gerontology.