Studiosi riuniti a Milano per sconfiggere il killer dell'infiammazione silente

Non viene percepita, rimane senza sintomi anche per decenni e può provocare danni che sfociano in malattie croniche

Congresso mondiale con i più grandi ricercatori di Nutrizione Umana per sconfigge il killer dell'infiammazione silente
Milano - Diciannove ricercatori, provenienti da tutto il mondo, si sono dati appuntamento al Principe di Savoia di Milano, davanti a 500 persone fra medici e farmacisti, per un corso di aggiornamento sul metodo studiato e ideato dal professor Sears, la "dieta zona", un regime alimentare anti infiammatorio per eccellenza. I lavori del 3° simposio "Science in Nutrition" sono stati organizzati dalla Fondazione Paolo Sorbini. Tutti si sono detti concordi nel formulare la regola "anti infiammatoria" che tiene controllata l'infiammazione silente all'origine di alcune delle principali malattie croniche e neuro degenerative. Una prevenzione non consigliata ma finalmente "prescritta" all'unisono dagli studiosi, che considerano il cibo potente come un farmaco se usato correttamente.
 
Ma che cos'è la dieta zona? E' una dieta, bilanciata nelle proporzioni di calorie, proteine, carboidrati e grassi, e di qualità: cioè che non considera come indicatore principale la somma calorica ma la qualità delle calorie (vale a dire l'indice e il carico glicemico). Questo metodo alimentare, va sommato secondo gli esperti al consumo di omega 3 essenziali (perché non li riproduce il nostro organismo) e a quello dei preziosi polifenoli, considerando come un tempo la natura un alleato fondamentale per la salute e la longevità cellulare. Infine e non meno importante una giusta dose di movimento quotidiano e la raccomandazione di tenere allenata anche l'attività sociale. Questa sembra essere la ricetta per tenere sotto controllo l'infiammazione silente e operare una prevenzione non banale ma finalmente "strutturata" e funzionale, efficace, perché ci sono studi scientifico che lo accertano, per la sana longevità e qualità di lunga vita dell'uomo. 

E vediamo ora di capire meglio cos'è l'infiammazione silente: non viene percepita, rimane senza sintomi anche per decenni, e può provocare danni che sfociano in malattie croniche, come diabete, tumori, patologie cardiovascolari e neurodegenerative: è l'infiammazione silente, fenomeno riconosciuto di recente dal mondo scientifico e su cui si può intervenire modificando la dieta. "La strategia per combattere l'infiammazione silente - spiega Barry Sears, presidente della Inflammation Research Foundation - è quella suggerita da Ippocrate, e cioè che ciò che mangiamo può essere la nostra medicina, e quindi può essere contrastata da ciò che mangiamo". A tale scopo Sears ha inventato la dieta Zona, il cui principio consiste nel dividere il piatto in tre parti: "Un terzo del piatto deve essere composto da proteine magre, come carne di pollo, pesce o soia, e i restanti due terzi da carboidrati colorati, soprattutto verdura e frutta e condire il tutto con poco olio. In questo modo si riduce lo stato infiammatorio, non si sente fame tra un pasto e l'altro né affaticamento. Si rallenta l'avanzamento delle patologie croniche e dell'invecchiamento, e si ha un buon controllo ormonale e dei geni infiammatori".

Nel nostro organismo esistono circa 8mila geni associati all'infiammazione, e 4mila anti-infiammatori. "Una dieta equilibrata - prosegue Sears - può disattivare i geni infiammatori e attivare quelli anti-infiammatori". Se non si risolve lo stato di infiammazione silente, avvertono gli esperti, si possono sviluppare diabete, cancro, Alzheimer, patologia cardiovascolari, ingrossamento e si avverte un senso di fame perenne. Un approccio, quello nutrizionale, che si sta studiando anche per i trapianti. "Stiamo studiando il ruolo dell'infiammazione - spiega Camillo Ricordi, Direttore del Diabetes Research Institute di Miami - nel rigetto nei trapianti di isole pancreatiche e sono in corso studi di terapie anti-infiammatorie da associare ai protocolli di terapia".

Si è parlato anche di obesità infantile. In Italia abbiamo il tasso più alto d'Europa, con percentuali che arrivano al 36-40% in alcune regioni del Sud. A spiegarlo è Enzo Nisoli, professore di Farmacologia della Statale di Milano e presidente della Società italiana di obesità. Ma ciò che più preoccupa "è la sindrome metabolica, patologia quasi misconosciuta - precisa Nisoli - ma che solo negli Stati Uniti colpisce fino al 45% della popolazione, e che consiste in un incremento del grasso viscerale, e che si lega ad altre patologie, come insulinoresistenza, rischio cardiovascolare, diabete di tipo II, aumento di trigliceridi e calo del colesterolo buono". Una patologia molto diffusa ma "poco diagnosticata e che alla base ha gli stessi meccanismi delle malattie tumorali e degenerative, perché si ha un aumento dei processi infiammatori". "Per affrontarla - conclude il professore - serve un approccio multifattoriale, che metta al centro il paziente e con i vari specialisti in raccordo tra di loro. Adesso invece il malato è seguito in modo separato per ogni disturbo".

Commenti

Klotz1960

Dom, 16/03/2014 - 17:02

Ma basta! Lo sanno anche i muri che bisogna mangiare poche proteine e pochi grassi, non c'e' niente da aggiungere.