La tecnologia che aiuta a fare sempre sport

Interessa quelle persone che potrebbero subire arresti cardiaci in caso di aritmia maligna

Riccardo Cervelli

Se i loro cardiologi sono d'accordo, molte persone che hanno determinati tipi di aritmia cardiaca possono continuare a praticare i loro sport preferiti, ovviamente con alcune precauzioni. Per buone parte di questi pazienti, ad aumentare la probabilità di non dover abbandonare l'attività sportiva agonistica o amatoriale, è la disponibilità dei defibrillatori impiantabili sottocutanei, un tipo di dispositivo che, a differenza dei defibrillatori impiantabili tradizionali, non prevede cateteri che vengono inseriti all'interno di una vena per poi posizionarsi nella cavità del cuore.

Di questa innovazione e della sua valenza al fine di sostenere l'adozione di stili di vita attivi, si è parlato in una sessione del Congresso di Cardiologia dello Sport. Un evento promosso a Roma dal professor Antonio Pelliccia, presidente dell'Associazione di Cardiologia dello Sport dell'Istituto di Medicina e Scienza dello sport del Coni, nella splendida cornice del Centro di Preparazione Olimpica Acqua Acetosa «Giulio Onesti».

Ogni anno in Italia circa 50.000 persone (oltre 350.000 in Europa) vengono colpite da «arresto cardiaco improvviso», un'aritmia maligna che può avere un esito letale se non si interviene in modo tempestivo con un defibrillatore. Come dimostrano periodicamente notizie di cronaca, i casi di morte improvvisa non sono infrequenti durante lo svolgimento di attività sportive.

Chi è a rischio di incorrere in questi eventi? Alcune sono persone cui è stata già diagnosticata una patologia cardiaca, ma è stato sottostimato il rischio di un'aritmia maligna nell'ambito di un'attività sportiva. Altri, purtroppo, sono sportivi nei quali non sono state ancora riscontrate cardiomiopatie. Per prevenire incidenti che interessano questa seconda categoria di persone è necessaria, prima di tutto, la sensibilizzazione verso l'importanza di sottoporsi ad accurate visite medico-sportive. Per scongiurare il più possibile eventi fatali nella prima tipologia di pazienti - cui oggi molto spesso viene vietata l'attività sportiva - può essere valutata la possibilità di utilizzare i defibrillatori sottocutanei. Recentemente, la multinazionale biomedicale Boston Scientific, tra i leader mondiali nello sviluppo e nella produzione di dispositivi impiantabili mini-invasivi che migliorano la qualità della vita delle persone, ha introdotto sul mercato sanitario la terza generazione di questi device (S-ICD) il cui principale vantaggio, spiegano dall'azienda guidata in Italia dall'ad Raffaele Stefanelli, «risiede principalmente nell'assenza di rischi connessi all'inserimento di cateteri transvenosi nel cuore».

Un vantaggio non da poco, e cui la cardiologia dello sport guarda con favore, anche se è bene tenere conto della tipologia di pratica sportiva, evitando quelle che prevedono movimenti intensi e contatti fisici.