Il saluto di Berlusconi: «Follini merita rispetto»

Il leader di An ottimista: «Il vento è girato, si può ancora vincere»

Roberto Scafuri

da Roma

Forse è presto per dire, come fa De Michelis, che con la nuova legge elettorale «il quadro politico cambia completamente». Oppure, come fa Gianfranco Fini, che «la ritrovata unità della Cdl non sarà influenzata dalle dimissioni di Follini». Ma l’uscita di scena del segretario dell’Udc di certo muta qualche equilibrio, all’interno della Casa, e sembra consolidare l’asse Berlusconi-Fini. Sempre più aderenti le posizioni di premier e vicepremier, addirittura consonanti le analisi sul futuro. Lontani anni luce i tempi del subgoverno An-Udc, contrassegnati dalle continue consultazioni tra i capi di via Due Macelli e via della Scrofa e dalle ripetitive richieste di verifica di governo.
Altra stagione. Follini e Fini hanno dovuto attraversare entrambi marosi nei rispettivi partiti, ma gli esiti sono del tutto opposti. Se l’uno abbandona, l’altro da tempo ha corretto il tiro, rafforzandosi come «delfino» di Berlusconi. Così ieri sfumature diverse caratterizzavano il commiato al leader udc. «Le dimissioni di Follini meritano rispetto - diceva Berlusconi -, ancor più per non averle volute ritirare dinanzi alle richieste dei suoi colleghi dell’Udc. Gli auguro di continuare il suo impegno politico nella Cdl, che ha bisogno del suo contributo per affrontare le difficili battaglie che la attendono». Fini invece ricordava con una punta di veleno che «le dimissioni volontarie sono sempre un atto che merita rispetto, anche quando è difficile condividerne le motivazioni...».
Al leader di An non è andata giù una parte della relazione di Follini alla sua direzione, quella manifesta censura alla remissività dei ministri Udc nel governo e degli alleati nella coalizione. Fini replicava senza nascondersi dietro un dito: «Siamo andati al governo, ma non ci siamo venduti l’anima al potere. Difendiamo dei valori che sono eterni...». «Un’excusatio non petita - ironizzavano i prodiani -. Siamo al punto che Fini ha bisogno di precisare che An non ha venduto l’anima al potere...». Ma Fini ne fa un punto d’orgoglio. «Negli ultimi mesi si respira aria nuova - spiegava -. Ci sono più possibilità per la Cdl di continuare a governare e questo è stato reso possibile anche grazie alle scelte che ha compiuto An, scelte determinanti che hanno creato le condizioni per un partito autorevole, unito, che ha messo fine a personalismi inutili. Un partito sostenitore di valori e di unità d’intenti». Un partito saldo, che oggi si identifica pienamente con l’azione di governo svolta, luci e ombre comprese.
E se An si presenta come l’alleato più determinato e affidabile (oltre che numericamente consistente), è l’intera coalizione a ritrovare equilibrio. Tanto da non immaginare, osservava Fini, che «possa mutare la strategia dell’Udc, partito che ha una sua piena e totale autonomia» e che «sarà ancora più convintamente all’interno del centrodestra, in una logica che ora è quella della legge elettorale proporzionale, quindi con una maggiore sottolineatura delle rispettive identità, cosa che vale anche per An, naturalmente». Non ci saranno turbative nell’azione di governo - che giovedì trova il voto sulla devolution - perché, sosteneva il vicepremier, «Follini aveva già garantito che l’Udc avrebbe mantenuto l’impegno e non ho dubbi che sarà così». Il vicepremier difende energicamente la riforma elettorale e ne sottolinea le sinergie con la riforma costituzionale, dove è contenuta una norma «antiribaltone». Si tratta di un sistema totalmente nuovo, «una novità assoluta del sistema politico»: proporzionale ma bipolare, identitario ma stabile. Il leader di An torna a puntare sul concetto di «lealtà». «Grazie a noi si governa per quattro anni, e fino in fondo». Il vento d’altronde è girato, «si può davvero vincere» e scongiurare il ritorno della «minestra insipida e riscaldata di Prodi, che ha preso il tir ma senza Bertinotti non riesce ad aprirne neppure la porta». Cambiato il vento, dice Fini. Prova ne sia che da qualche tempo si sarebbe pure interrotto «l’esodo dei voltagabbana, coloro che sono stati eletti con il centrodestra e poi si sono collocati nel centrosinistra, magari attraverso quel grande riciclatore che è Mastella. Il suo partito è una specie di grande lavanderia della politica italiana». Piccata arriverà la risposta dell’Udeur, con Fabris: «Se c’è uno che ha bisogno di una lavanderia è lui, che da anni senza riuscirci tenta di togliere le vistose macchie dalla sua camicia nera». Ulteriore segno che la campagna elettorale è in pieno svolgimento, e non ci sono fiori nei cannoni.