Salva la piazza di don Camillo

Il Comune di Brescello rimetterà a nuovo la sua piazza, resa celeberrima dai film di don Camillo. Fu il regista francese Julien Duvivier a sceglierla, vincendo le resistenze di Guareschi, il quale sponsorizzava il suo paese natale, Fontanelle di Roccabianca. Duvivier voleva una piazza che avesse tutto: la chiesa, la canonica, il municipio, i portici. Quando arrivò a Brescello, telegrafò al produttore: «Voilà le pays idéal».
Duvivier aveva ragione: la piazza di Brescello era la più adatta. Guareschi stesso alla fine se ne convinse, e si affezionò ai brescellesi, che trovò molto simpatici. Anche nelle contese politiche Brescello rispecchiava il Mondo Piccolo. Quando arrivò la troupe, la giunta comunale - Pci e Psi - invitò la cittadinanza a collaborare; ma nelle settimane successive ritappezzò i muri del paese con manifesti di ben altro tenore: «Cittadini di Brescello, la giunta d’intesa fra Pci e Psi protesta vivamente contro l’iniziativa presa da alcuni produttori per filmare le fantasiose e calunniose vicende tratte da un libello di Guareschi». E la Dc replicò con altri manifesti: «Brescellesi, la sezione della Democrazia Cristiana di Brescello insorge, energicamente protestando, contro l’inconsulto manifesto sottoscritto dalla Giunta...».
Tuttavia la vera terra guareschiana è la Bassa parmense. Brescello, che è in provincia di Reggio, è solo a poche decine di chilometri, ma è diversa in molte cose: dal dialetto alla cucina. Agli appassionati di questa saga che ha conquistato il mondo consiglio quindi una gita non a Brescello - dove tutto è ricostruito e un po’ posticcio: come il finto carro armato e l’american bar Don Camillo - ma a Fontanelle, Zibello, Soragna, Polesine e soprattutto a Roncole Verdi, dove si può visitare la mostra curata da Alberto e Carlotta Guareschi. E dove i prossimi 2, 3 e 4 agosto si terrà, con 40 gradi all’ombra, la sagra delle cotiche con i fagioli. Così, per dire che razza di matti ci sono da quelle parti.
Michele Brambilla