Salvadebiti: la Regione fa ricorso alla Consulta

Arriverà oggi alla Corte costituzionale il ricorso della Lombardia contro il decreto salvadebiti della Sanità, tre miliardi di euro destinati a ripianare i conti delle Regioni in difficoltà, in particolare quelli del Lazio. Un analogo ricorso sarà presentato anche dalla Regione Veneto. La giunta guidata da Roberto Formigoni lo ha deliberato ieri, con l’obiettivo di intervenire prima ancora che il decreto varato dal governo sia convertito in legge dal Parlamento. Il governatore spiega il senso della decisione: «Ai cittadini delle Regioni in pareggio si chiede di finanziare il deficit di altre Regioni e la cifra è particolarmente gravosa: a ciascuno vengono chiesti 233,5 euro all’anno per i prossimi anni».
Formigoni accusa il governo di aver determinato una «disparità di trattamento rilevante dal punto di vista economico e del diritto». Secondo la Regione, il decreto viola cinque articoli della Costituzione e tra l’altro questi tre miliardi, arrivati «da un fondo clandestino» sarebbero solo la prima tranche di un intervento ancora più cospicuo. «Così lo Stato frantuma la solidarietà tra le Regioni» accusa Formigoni. Senza contare il cattivo esempio: «Il messaggio è disastroso, perché se sei un grande debitore ti ripianano i debiti, se sei fuori di poco devi arrangiarti. Un po’ come accade ai comuni cittadini con le banche». Il presidente della Regione ricorda che esistono leggi che non vengono applicate e che risolverebbero la situazione a monte. La Finanziaria 2002 prevede la decadenza automatica del direttore generale di un’azienda sanitaria se i conti non sono in equilibrio e una legge del ’93 vieta alle Regioni in disavanzo di spendere in attività discrezionali. «Come mai queste norme non sono rispettate?».