«Salvador»: apologia di un terrorista di cui non si sentiva il bisogno

Presentato al Festival di Cannes del 2006, Salvador esce alla vigilia di quello dell'anno dopo, come capita ai film del «Certain regard». Ma poteva aspettare questa grigia ma onesta apologia di un terrorista, che punta sul bilingue (tedesco-castigliano) Daniel Bruhl di Goodbye Lenin per coinvolgere un pubblico internazionale.
Allora giurato del «Certain regard», ricordo la nostalgia non per il garrotato Salvador Puig Antich, ma per il 1973 dei suoi delitti, ma anche dei miei ventun anni (maggior età, allora).
Salvador ha il pregio di ricordare che Puig Antich morì, formalmente, per avere ucciso un poliziotto, ma sostanzialmente perché la clemenza di Franco era impossibile, dopo che Cia ed Eta avevano assassinato l'ammiraglio Carrero Blanco; crimine già evocato, sempre a Cannes, da Ogro di Pontecorvo.

SALVADOR di Manuel Huerga (Spagna, 2005), con Daniel Bruhl, Tristan Ulloa. 138 minuti