Salvador de Horta

Spagnolo, nacque nel 1520 a Santa Coloma, in diocesi di Gerona. I suoi genitori erano poveri lavoranti dell’ospedale locale. Qui erano addetti al turno di notte, quello in cui venivano assistiti i malati che non potevano pagare. Salvador frequentò la scuola, dove i compagni lo prendevano in giro chiamandolo «ospedale». I suoi morirono entrambi che lui era ancora ragazzino. Dovette andare a impiegarsi come apprendista calzolaio a Barcellona. Quando ebbe vent’anni si fece francescano nel convento cittadino, dove lo misero a fare il cuoco. Pronunciati i voti solenni, fu trasferito a Tortosa. Qui venne adibito alla questua in giro per la città. Nei suoi giri gli capitava di mettere a frutto le sue capacità di infermiere. Questo, unito alla sanità personale, fece sì che in breve tempo il suo convento venisse quotidianamente assediato da folle di gente che veniva a chiedere di lui. La cosa diventò imbarazzante, tanto che i superiori, a un certo punto, decisero di mandare via quell’ingombro di frate. Sotto falso nome lo trasferirono in un convento sperduto sulle montagne, vicino alla cittadina di Horta. Ma la voce si era sparsa e anche lì si scatenarono i pellegrinaggi. Fra’ Salvador, chiamato a gran voce, usciva e benediva tutti. Solo che molti, tra questi, si ritrovavano sanati. Così, la volta successiva erano migliaia. Ancora lo mandarono via, a Reus. E anche qui si ripeterono le stesse scene. Non rimase che riportarlo a Barcellona, rassegnandosi a vedere arrivare gente anche dalla Francia e dal Portogallo. Alla fine lo sbatterono in Sardegna, a Cagliari, dove morì nel 1567.