Per salvare la Grecia in arrivo un altro prestito da 60 miliardi di euro

Merkel frena: "Nessuna decisione finché è in corso la missione della troika Ue-Fmi-Bce nella capitale". Ma Atene smentisce

La febbre da debito che brucia la Grecia potrebbe essere curata con un’iniezione da 60 miliardi di euro. È la nuova ipotesi, rimbalzata ieri sui mercati dove è stata accolta con sollievo, per strappare Atene dal default. Forse vera, senz’altro verosimile, oppure assolutamente falsa a giudicare dalla smentita arrivata quasi in tempo reale dal governo ellenico. Un copione già visto, mentre il Paese continua a essere paralizzato dagli scioperi nel giorno in cui la troika composta dagli 007 di Ue, Fmi e Bce è sbarcata nella capitale per un check-up sulle misure prese dall’esecutivo per rimettere in sesto i conti, conditio sine qua non per il prestito da 110 miliardi ottenuto lo scorso anno.
Un fiume di quattrini rivelatosi però insufficiente a tenere la Grecia lontana dalla tempesta, nonostante i provvedimenti draconiani presi dal governo Papandreou. Il Paese è soffocato dalla recessione, esausto per i tagli praticati a stipendi e pensioni, impossibilitato a tornare sul mercato per rifinanziarsi e tenuto sotto schiaffo dalle agenzie di rating, con Standard&Poor’s che lunedì ha tagliato a livello spazzatura il debito greco e con Moody’s che ieri ha minacciato di declassare otto banche. Un vicolo cieco.
Nel prossimo biennio Atene dovrebbe coprire esigenze di finanziamento pari a 27 miliardi per il 2012 e a 32 miliardi per il 2013. Ecco allora profilarsi la possibilità di fondi aggiuntivi per 60 miliardi, da erogare entro il mese prossimo in cambio di precise garanzie. Ma il cancelliere tedesco, Angela Merkel, frena, e rimanda ogni decisione a dopo la conclusione della missione della triade Ue-Bce-Fmi: «Prima ho bisogno di analizzare le conclusioni della Bce, della Commissione europea e del Fondo - ha detto la Merkel - qualsiasi altra cosa non aiuterebbe la Grecia o l’Europa». Un’ulteriore stampella finanziaria non è però esclusa dal responsabile degli Affari economici Olli Rehn, anche se «è prematuro definire adesso l’entità dell’intervento».
L’ispezione della troika si concluderà solo a metà della prossima settimana, ma è probabile che prima di allora i tecnici forniscano indicazioni utili alla riunione dell’Eurogruppo, in calendario lunedì 16. È in quel vertice che i mercati, ieri in recupero dopo lo scivolone d’inizio settimana (Milano ha guadagnato l’1,47% e l’euro è risalito a fino a 1,4368 dollari), sperano che venga individuata una soluzione per la Grecia. Ma i tempi potrebbero anche allungarsi, soprattutto se le trattative non si sbloccheranno presto. Sulla scelta di concedere altri quattrini ad Atene sembra del resto che non ci fosse convergenza nel primo round di colloqui tra i ministri finanziari della scorsa settimana a Lussemburgo.
Sul tappeto, restano dunque anche le opzioni che includono l’estensione dei prestiti in scadenza e l’accesso per la Grecia al fondo di salvataggio della Ue, lo European Financial stability facility (Efsf), che potrebbe acquistare Sirtaki-bond. Doppia nota positiva, la scomparsa dei rumors sulla ristrutturazione (soft o severa) del debito e sull’uscita del Paese dall’euro, mentre l’Ue ha deciso di fissare appena sopra al 5,5% il tasso di interesse che il Portogallo pagherà sui 78 miliardi di aiuti.