Per salvare l’Alitalia Rutelli cancella Malpensa

Il leader della Margherita: «Illusorio far coesistere due hub». Il governatore azzurro: «Si allunga l’agonia della società»

Anna Maria Greco

da Roma

La ricetta Rutelli per salvare Alitalia punta su Roma e penalizza Milano. L’aeroporto di Fiumicino, per il vicepremier, può correre su «gambe solide», mentre quello di Malpensa è «il tallone d’Achille» della compagnia di bandiera. Se il primo è in crescita, il secondo è in calo. Ecco perché è nella capitale che bisogna concentrare i voli intercontinentali. Non ha senso mantenere due hub, come ha detto anche il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi.
Un annuncio che scatena subito aspre reazioni e il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, accusa: «Vogliono puntare su Fiumicino non per una logica di mercato e di scelte di politica generale del Paese, ma in base al clientelismo territoriale. Ma servirebbe solo ad allungare l’agonia di Alitalia, perché il mercato non è a Roma, è al Nord. E se si vuole salvare Alitalia bisogna puntare su Malpensa, che quest’anno ha registrato un incremento dell’11 per cento». Mentre protesta anche la Lega, al collega della Cdl replica il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, che invece è targato Unione e vede bene uno sviluppo delle rotte intercontinentali a Roma: «Non ci deve essere contrapposizione tra Malpensa e Fiumicino ma diversificazione. Ognuno ha le proprie potenzialità».
Rutelli si prepara a incontrare Romano Prodi che questa settimana dovrà mettere a punto il piano di salvataggio e rilancio dell’Alitalia. «Il governo - annuncia il ministro della Cultura - deciderà entro i tre mesi concordati con le parti sociali». La linea del vicepremier è tracciata in un rapporto riservato elaborato dal Dipartimento del Turismo sui dati di Assoaeroporti, secondo i quali l’hub di Malpensa è il punto di debolezza della compagnia.
«L’illusione sbagliata - sostiene Rutelli - che potessero coesistere due grandi aeroporti intercontinentali è stata sicuramente tra le cause dei grossi problemi di Alitalia. Mentre Fiumicino è continuato a crescere, Malpensa è andata sempre peggio per la concorrenza e la contestuale crescita di altri aeroporti dell’Italia del nord». Il leader della Margherita presenta i dati: tra i primi 15 aeroporti italiani l’unico che nel periodo 2000-2005 registra un decremento del 5 per cento, pari a 1,1 milioni di passeggeri in meno, è Malpensa. Tutti gli altri crescono: Fiumicino incrementa del 9 per cento, arrivando a quota 28,7 milioni. Insomma, negli ultimi 8 anni l’Italia ha sbagliato a puntare su due hub, al contrario degli altri Paesi europei, facendo gravare su Alitalia un «costo insostenibile», che ha danneggiato tutto il sistema. E infatti dal ’98, quando si è rafforzato Malpensa, Alitalia ha iniziato ad andare male. Per il ministro è ora di cambiare e con una logica diversa da quella del supermanager Giancarlo Cimoli, salvando la compagnia dal fallimento «nella prospettiva di un’uscita dello Stato, per lasciar spazio ai privati», in particolare a soci asiatici. Ci vogliono nuovi manager e nessun ritorno alla casa-madre Iri. «Alitalia - ricorda Rutelli - ci è costata 5 miliardi di euro negli ultimi 10 anni». Il vicepremier dice di non voler aprire una polemica tra Fiumicino e Malpensa, ma di sostenere che si deve passare «dalla strategia centrata su hub a quella di network point to point, ovvero nella prospettiva della liberalizzazione dei cieli. Ciascun aeroporto vivrà in base al traffico che riesce a conquistare e non in base ad alimentazioni forzate».