Per salvare l’Ama stangata sulla Tari

Palazzo Chigi traccia un solco nelle tasche degli italiani, il Campidoglio ne segue la traccia. E mentre sul Paese sta per abbattersi una Finanziaria di lacrime e sangue, Tommaso Padoa-Schioppa trova proseliti a livello locale. Crescono le imposte comunali: l’Ici, sospinta dalla revisione degli estimi catastali. E ora anche la Tari, la tassa per lo smaltimento dei rifiuti, che nel prossimo bilancio comunale dovrebbe aumentare del 20 per cento, il secondo in quattro anni. Una bombola d’ossigeno per le sguarnite casse dell’Ama, le cui avventure all’estero (Dakar docet) evidentemente non hanno garantito i risultati finanziari sperati, se è vero che ha chiuso l’ultimo bilancio in rosso di 55 milioni di euro e che nel 2006 sta per bissare la performance. Unica, parziale consolazione - per i privati, non certo per bar e ristoranti - è che l’aumento dovrebbe essere più punitivo per le «utenze non domestiche» rispetto alle famiglie.
La semplice ipotesi dell’aumento della Tari scatena la reazione di Federconsumatori Lazio, che «diffida» Veltroni dal mettere mano alla tassa, con un esborso medio in più di circa 40 euro l’anno. «Contro questa ipotesi - spiega l’associazione - esprimiamo il nostro totale dissenso: al di là delle necessità di ripianare il deficit dell’Ama sarebbe un ulteriore errore nel tentare di risolvere problemi di bilancio», mentre per la Federconsumatori la strada giusta è una lotta, efficace, all’evasione della tassa sui rifiuti.
Critica anche l’opposizione, che chiede alla maggioranza capitolina di smentire l’indiscrezione, ritenuta surreale anche perché riguarda una delle spa capitoline più discusse. Per il capogruppo di An in aula Giulio Cesare, Marco Marsilio, l’ipotesi dell’impennata del costo della Tari è «una barzelletta» se non rischiasse di diventare «tragica realtà». «È appena il caso di ricordare - attacca l’esponente di Alleanza nazionale - che tra il 2003 e il 2005 l’Ama ha incassato con la Tari 61 milioni di euro in più rispetto al previsto, senza mai raggiungere gli obiettivi fissati dal contratto di servizio e senza che un solo centesimo sia stato restituito ai cittadini. Attendiamo dunque con ansia una secca smentita del Campidoglio in merito alle notizie circa un sostanzioso aumento, e auspichiamo che con l’occasione l’Ama annunci di voler restituire ai romani i 61 milioni di euro incassati in più senza erogare neppure i servizi minimi richiesti».
«È paradossale - sospira il consigliere di An Federico Guidi - che un’azienda che è stata bacchettata dall’agenzia per il controllo dei servizi del Comune di Roma proprio a causa dell’insufficienza in qualità e quantità dei servizi che offre ai cittadini, invece di pensare a migliorare tali servizi decida di aumentare, e in misura così cospicua, il prezzo da far pagare a tutti i romani». Quanto all’annuncio di una tassa più severa con le utenze non domestiche, Guidi non trova il dettaglio consolante: «Le attività produttive - spiega - dovrebbero essere agevolate e non ulteriormente punite».
La maggioranza affida la replica al capogruppo capitolino dell’Ulivo, Pino Battaglia. Che nega la riunione in cui si sarebbero gettate le basi di un aumento di un quinto della tassa, ma sostanzialmente conferma che la batosta è in calendario. «Nessuno dei componenti della maggioranza - spiega Battaglia - ha partecipato a riunioni nelle quali è stato deciso un aumento della Tari. Il tema dovrà essere, eventualmente, affrontato nell’ambito della discussioni sul bilancio». Ma alla fine l’indiscrezione sembra confermata, se è vero che il capogruppo ulivista ricorda l’aumento dei costi «del conferimento dei rifiuti in discarica» col decreto Ronchi: «Questo pone - conclude Battaglia - un problema a tutti i comuni sulla partita rifiuti. Problema che al momento opportuno si affronterà».