Per salvare il Pd Veltroni prova a risalire sul bus

da Roma

Le due sinistre si sfidano sul terreno dei banchetti e delle firme. Quelle in calce ai moduli dei referendum nel caso di Antonio Di Pietro, le adesioni a una petizione popolare per Walter Veltroni.
Chiaro il messaggio lanciato dai giustizialisti. Ieri il leader di Italia dei Valori ha depositato in Cassazione il quesito referendario che punta all’abrogazione del Lodo Alfano, il provvedimento che sospende temporaneamente i processi a carico delle più alte cariche dello Stato. Una mossa contro il governo, ma anche contro l’altra sinistra, quella moderata e maggioritaria del Partito democratico. Che ha subito annunciato le contromosse: rimettere in moto il pullman della campagna elettorale e farlo girare per il Paese. Venti tappe in tutto per far firmare la petizione popolare «Cambia l’Italia». Obiettivo, almeno cinque milioni di firme. Perché, ha spiegato il coordinatore del Pd Goffredo Bettini: «La luna di miele del governo Berlusconi con gli italiani è finita, c’è una sofferenza per la parte più debole, il ceto medio, i pensionati, i salariati, e una insofferenza per gli strappi istituzionali». In sostanza i moderati del centrosinistra puntano tutto sui temi economici, a differenza di Idv e del mondo che gravita intorno a Di Pietro, che punta tutto sulla giustizia.
I tempi delle due iniziative sono praticamente identici. Tre mesi di tempo per il referendum, altrettanti per la petizione, che culminerà con la manifestazione del Pd contro il governo, in agenda per il 25 ottobre. Segno di un conflitto ormai esplicito, che ieri è stato suggellato dalla sfida di Di Pietro a Veltroni. L’ex Pm ha detto di «apprezzare» la petizione «Salva l’Italia» lanciata, anche se «purtroppo non potrà modificare quanto già approvato dal Parlamento. Per questo chiediamo al Pd di avviare assieme a noi e a tutte le associazioni che hanno già aderito la raccolta firme per il referendum abrogativo del Lodo».
Subito sono arrivate le adesioni convinte degli esponenti del Pd più ostili a Veltroni. In testa gli ulivisti come Franco Monaco. Poi quelle un po’ meno convinte del Pdci. I Comunisti italiani avrebbero voluto partecipare ai comitati promotori del referendum, ma si sono ritrovati con i quesiti già presentati. Adesso al partito di Oliviero Diliberto non resterà che sostenere il quesito, ma da comprimario, perché la ribalta ormai l’ha guadagnata il leader di Italia dei Valori. Un destino che, tra qualche mese, potrebbe toccare anche al Pd.