SALVATE LE FORESTE

L’Amazzonia è in pericolo, lo sappiamo. E lo è ancor di più dopo che i quotidiani genovesi hanno contribuito massicciamente al disboscamento delle foreste per pubblicare notizie relative alle primarie dell’Unione e alle liti interne alla Margherita, e poi ai Ds, e poi al Partito Democratico genovesi e liguri. In particolare, il maggior abbattimento di alberi per carta di giornale è dedicato alla pubblicazione di notizie sulle primarie dell’Unione: c’è chi le vuole interne e c’è chi le vuole esterne. E, soprattutto, c’è chi vuole che Marta Vincenzi sia la candidata e chi no.
Persino i Verdi, che pure dovrebbero avere a cuore come noi la salvaguardia dell’ecosistema amazzonico, hanno contribuito a questo enorme spreco di carta per non dire nulla. Oggi, dopo un paio di centinaia di puntate, siamo allo stesso punto di partenza: l’Unione è disunita e il candidato sindaco del centrosinistra non c’è.
L’ho detto, l’ho scritto e lo ripeto volentieri: sono felice che questo Giornale abbia contribuito solo in minima parte al disboscamento amazzonico causa didattito sulle primarie dell’Unione a Genova. Ne sono felice per le foreste e per i nostri lettori, a cui abbiamo potuto dare mille altre notizie con lo spazio risparmiato su questa robaccia.
Ora, però, occorre passare alla fase due. Perchè quello che sta avvenendo in questi giorni ricorda molto il giugno del 1999 a Bologna. C’era un Partito egemone, lì come qui i Ds. C’era una rissa nel Partito, dove tutti erano contro tutti, non si riusciva a trovare un candidato e il gioco dei veti incrociati bloccava la situazione. Alla fine si puntò su una donna, «perchè vuoi mettere un sindaco donna» e si scelse Silvia Bartolini, volenterosa ragazzona bolognese. Era una candidata debole, come potrebbe capitare a Genova. E come sarebbe persino la candidata più forte, la Vincenzi, se delegittimata da parte dei suoi.
E qui viene la parte più interessante, quella dell’antagonista. Perchè venne scelto come candidato Giorgio Guazzaloca, un non politico che però pescava anche in fasce di elettorato che non erano di centrodestra. Dove mai poteva andare il centrodestra, da solo, a Bologna? La fine della storia la sapete. Vinse Guazzaloca, con qualche sbuffo di troppo del centrodestra ufficiale.
Ora, occorre che ci troviamo un Guazzaloca. Da far crescere giorno per giorno. Senza paure, pronti a mettere fra parentesi i simboli di partito e pronti a mettere fra parentesi personalismi e rivendicazioni inutili. Non servono micropartitini o microidentità da rivendicare. Impariamo ad ascoltare la nostra gente: che non ci chiede il Dna democristiano, socialista o liberale dei candidati. Più semplicemente, ci chiede di ascoltarli e di dar loro voce.
Con un candidato e questo programma, la Casa diventa Palazzo. Tursi.