Salvate il soldato Speciale dalle lusinghe dei partiti

Qua la mano, naturalmente, ad un generale speciale di nome e di fatto qual è il comandante della Guardia di finanza deposto dal governo pur agonizzante di Romano Prodi in tempi e modi che gridano sempre più vendetta, per quanto avallati purtroppo dal presidente della Repubblica. Che, non foss’altro per «il comando delle Forze Armate» assegnatogli dall’articolo 87 della Costituzione, avrebbe dovuto subito contestare il ruolo notarile assegnatogli dal presidente del Consiglio nella rimozione del capo delle Fiamme gialle, colpevole di aver tenuto testa alle ingerenze del viceministro Vincenzo Visco.
Peccato che Giorgio Napolitano, pur prodigo di discorsi, dichiarazioni, comunicati, lettere a giornali e quant’altro gli offre il sistema delle comunicazioni per far conoscere il suo pensiero e i suoi umori, a volte persino i suoi sospiri, non abbia ritenuto opportuno difendere le proprie prerogative. Pare che ora cominci ad avere qualche dubbio pure lui, ma continuando curiosamente a reagire con un certo fastidio, per quanto mitigato dalla sua solita cortesia, a quanti reclamano un suo intervento esplicito.
Fra l’altro, il presidente del Consiglio rimuovendo un capo militare in una improvvisata e incompleta riunione di governo ha contraddetto sgarbatamente un appello appena rinnovato dal Quirinale, nel sessantunesimo compleanno della Repubblica, alle larghe intese tra le forze politiche sulle questioni più importanti e difficili del Paese. Nessuno a Palazzo Chigi aveva avvertito il buon gusto, pur abituale in simili circostanze, di informare e consultare l'opposizione sulla rimozione del comandante della Guardia di finanza e sulla nomina del successore.
Nello stringere la mano al generale Roberto Speciale, che merita il rispetto e la solidarietà dovuti ad un uomo dalla schiena dritta che ha appena subìto un torto immeritato, e che ha giustamente rifiutato il «baratto» imprudentemente tentato dal governo designandolo a consigliere della Corte dei conti, vorrei tuttavia rivolgergli una preghiera. Poiché è ormai chiaro che si andrà alle elezioni ben prima della scadenza ordinaria del 2011, anche se Prodi attorno al tavolo di qualche seduta spiritica continua a considerare realistica una sua sopravvivenza a Palazzo Chigi sino a quella data, non si lasci indurre - caro generale - in tentazioni politiche. Si tenga lontano, per carità, da offerte di candidatura al Parlamento, dove peraltro arriverebbe, nella spiacevole e perdurante mancanza del voto di preferenza, più per nomina di qualche partito che per scelta degli elettori. Non dia ai suoi avversari, che le stanno attribuendo disegni cervellotici e oscuri, secondo le peggiori, odiose e consolidate abitudini di certa sinistra, di mettere ai loro archi altre frecce avvvelenate. Per favore, signor generale, non mi deluda.