«Salvateci dalla Russia» La Georgia sotto le bombe chiede aiuto all’Occidente

Distrutta Gori, attaccato il porto di Poti. Il presidente Saakashvili invoca un cessate-il-fuoco. Il bilancio provvisorio delle vittime: 1500 morti, 30mila profughi

«Ci bombardano. Fuori sparano. Sono intrappolata sotto le macerie. Accanto a me c’è il cadavere di mio figlio. Aveva 20 anni. Perché nessuno viene a salvarci?». Urlava così ieri mattina Paisia Sytnik, una donna georgiana raggiunta al telefono da agenzie indipendenti russe in quel che resta della sua casa a Tskhinvali. Dopo due giorni di bombardamenti georgiani il capoluogo della Repubblica indipendentista dell’Ossezia del Sud è un cumulo di rovine. La città è stata raggiunta ieri da reparti dei paracadutisti e dalle teste di cuoio delle forze armate russe, sponsor principale dei separatisti. Nonostante le dichiarazioni sudossete di una riconquista totale del capoluogo, per tutta la giornata sono andati avanti gli attacchi dell’esercito georgiano, tutt’altro che sconfitto.
Intanto il confronto militare dilaga. Le bombe russe hanno completamente distrutto il porto di Poti, sul Mar Nero, dove ieri sera si stavano dirigendo due corazzate. Colpita anche Gori, il «cuore strategico» della Georgia, nota per essere città natale di Stalin. Situata 76 chilometri a ovest della capitale, Gori ospita diverse basi militari. Sarebbero state proprio queste l’obbiettivo degli attacchi scatenati in tre ondate successive dall’aeronautica russa. Secondo testimoni, anche la popolazione civile è stata colpita. Il bilancio delle vittime continua a fluttuare tra i 1.500 e i 2mila morti civili. Secondo il Cremlino, i profughi sono 30mila. Nessuno esclude che la stessa sorte tocchi anche a Tbilisi, mentre incombe lo spettro di un secondo fronte.
Forse è stato fatto il passo più lungo della gamba? Il parlamento ieri ha votato lo stato di guerra chiesto dal presidente georgiano Mikhail Saakashvili. Questi ha inviato un appello alla controparte Dmitri Medvedev per un cessate-il-fuoco e l’apertura di negoziati, ma i portavoce russi affermano di non aver ricevuto alcun messaggio del genere. Poco prima il ministro georgiano degli Esteri, Eka Tkeshelashvili, aveva richiesto l’«aiuto urgente» della comunità internazionale per respingere l’«invasione russa». L’altro focolaio destinato a divampare è a ovest. In Abkhazia, le forze separatiste hanno attaccato le truppe della Georgia nelle strategiche gole di Kodori. Il «ministro» secessionista degli Esteri, Serghei Shamba, ha detto che aerei e artiglieria ieri mattina hanno colpito postazioni georgiane nel corridoio che porta in territorio abkhazo e che costituisce il punto di transito ideale per un’eventuale invasione.
Tbilisi decisa a ripristinare «la legalità costituzionale» ha ammesso che qualcosa è accaduto. L’Abkhazia, come l’Ossezia del Sud, è alleata della Russia e negli anni Novanta ha proclamato unilateralmente l’indipendenza dalla Georgia, che considera le due Repubbliche parte integrante del suo territorio. Se si cominciasse a sparare sul serio in Abkhazia, anche qui i russi entrerebbero in azione.