Salvatores e Virzì in palio nella battaglia dei Festival

Il cinema italiano contiene le perdite (meno sale, meno pubblico) e vive una crisi profonda ma non è disposto a mollare. E appare tanto più tenace, quanto più ostiche sono le condizioni in cui deve farsi largo. Non è stato bello, per dire, chiudere il 2011 con la lite al calor bianco tra il duplex pidiellino Polverini-Alemanno, sostenitore di Marco Müller quale direttore artistico del Festival di Roma - fin qui kermesse un po’ provinciale con «buco» di 1 milione e 350mila euro - e la compagine Pd, capitanata da Nicola Zingaretti, presidente della Provincia a guardia del blocco Detassis-Rondi.Il novantenne Gianluigi Rondi resiste (per ora) alla plancia di comando e inficia (per ora) la nomina di Müller. Con l’arrivo dell’estate, dopo l’integrale rinnovo dei vertici romani previsto per giugno, i giochi si faranno più duri tra il Lido (la Mostra del cinema di Venezia è appena stata affidata ad Alberto Barbera) e l’Auditorium di Roma, magari in mano al duo Müller-Ferrari. Presto per dire quali star americane potrebbero sbarcare in Italia, anche se Müller ha lasciato intendere di avere in tasca la presenza di Quentin Tarantino. Potrebbe essere invece corpo a corpo tra direttori, per spuntare i titoli nostrani più forti come Magnifica presenza di Ozpetek; Bella addormentata di Marco Bellocchio, ispirato al caso Englaro; Educazione siberiana di Gabriele Salvatores; Venuto al mondo di Sergio Castellitto e Tutti i santi giorni di Paolo Virzì, che però deve ancora battere il ciak.
Altri filmoni italiani prenderanno la strada di Berlino e Cannes, infischiandosene dei nostri festival. Nella capitale tedesca, infatti, dal 9 al 19 febbraio si terrà la 62esima Berlinale. Tra gli Orsi d’oro e d’argento potrebbero spuntare due film a vocazione civile: Diaz di Daniele Vicari e Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana. Entrambi in uscita tra fine febbraio e marzo - il primo targato Fandango, il secondo sotto egida 01 -, i due lavori ad alto costo si posizionerebbero bene ai Filmfestspiele, che dall’anno di fondazione 1951 insistono sul versante dell’impegno. «Per Diaz, che racconta i fatti del G8 di Genova, stiamo correndo per cercare di essere pronti per il Festival di Berlino: è un film ad alto budget in cui crediamo molto», spiega Gianluca Pignataro, direttore commerciale di Fandango. Nel cast Elio Germano nei panni d’un giornalista e Claudio Santamaria in quelli d’un questore. Romanzo di una strage è invece incentrato sui fatti di Piazza Fontana. Votato alla cronaca (I cento passi, La meglio gioventù), Giordana stavolta parte dalla morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli (Pierfrancesco Favino), incolpato dell’attentato terroristico del 12 dicembre 1969 alla Banca nazionale dell’Agricoltura di Milano, per dipanare una controinchiesta. Scritto da Rulli&Petraglia, con Laura Chiatti nel ruolo di Gemma Calabresi, moglie del commissario ucciso da membri di Lotta Continua, Romanzo di una strage farà discutere.
Dopo la neve di Berlino, il sole di Cannes, dove dal 16 al 27 maggio approderà il mélo di Bernardo Bertolucci, Io e te, tratto dall’omonimo romanzo di Niccolò Ammaniti. Da sempre amato sulla Croisette, il maestro di Parma potrebbe vedersela col Matteo Garrone di Big House, dramma pop sull’Italia dello strapotere televisivo. Dopo l’exploit di Gomorra, Matteo tirerà una bomba sui reality? Di tutt’altro tono, la stralunata commedia di Silvio Soldini, Il comandante e la cicogna: statue e morti che parlano, «per uscire dal fango attraverso qualcosa di bello e poetico», stando al regista.
In predicato per la Costa Azzurra, ma fuori concorso, pure Le guetteur/Lo spione, poliziesco tutto francese di Michele Placido, che sceglie Daniel Auteuil come poliziotto e Mathieu Kassowitz come bandito.