La salvezza del Toro non è Fantacalcio

Dimenticare la figuraccia di San Siro, diciamolo subito, non era facile. Bravo, bravissimo Camola a muoversi come un aspiratutto negli spogliatoi del Toro, a sgomberare mente e gambe dagli spettri di una retrocessione annunciata. Ma grandissimo Bianchi, grandissimi tutti. Ma giù le mani da Rosina, please. Quei buuu sono un torto al nostro Dna, c’è bisogno della sua grinta per scalare la montagna di Firenze. Qualche domenica fa - tabelle salvezza alla mano - pronosticare un pareggino-ino-ino al Franchi era un’ipotesi ottimistico-realista. Oggi siamo al di là del miglior fantacalcio (nel quale peraltro mi diletto con esiti insperati), ma l’ultima parola spetta sempre al campo, dunque attendiamo. La testa, la mia, è tutta alla partita della vita col Bologna, che ieri ha passeggiato su un Grifone tristemente arrendevole, e che la Champions la strameriterebbe più dei tristi pigiamini. Seghe mentali a parte, è con la fredda matematica che faremo i conti. Anche oggi ci sorridono beffardi, e Dio solo sa quanto vorrei che il campionato finisse qui, triplice fischio e tutti a casa. Non si può, mi dicono dalla regia. E allora come finirà? Non chiedere, sapere fa male, dicevano gli antichi. Tentiamo lo stesso, coi numeri babilonesi: con 8 punti è cosa fatta, ne potrebbero bastare anche 6. Imperativo farne 3 coi rossoblù e limitare i danni fino all’ultima ser’e maggio. A dirla così è impresa meno disperata di quel che pareva. È sempre roba forte, per cuori allenati, da specialisti dell’ultimo minuto. È roba da Toro, ça va sans dire.