Salvi: «Ma colpiremo solo chi si è arricchito»

Alla domanda: è necessario tassare i Bot? «Sì. Ma bisogna esentare quelli di quantità modesta»

Da Milano

Il verbo usato è dolce: «armonizzare». Ma dietro si nasconde un riordino della tassazione sul risparmio finanziario che porterebbe tutte le imposte al 20%. La Casa delle libertà sostiene che si vogliono penalizzare Bot, Cct e Btp e tutte le forme di risparmio sulle quali oggi si versa al fisco il 12,5%. L’Unione replica che è terrorismo tributario, che le rendite saranno tassate del 20% e sottolinea che l’imposta sui conti correnti scenderà (oggi è al 27%). Chi ha ragione: centrodestra o centrosinistra? Di questo ha parlato ieri il direttore del Giornale, Maurizio Belpietro, con Renato Brunetta, europarlamentare di Forza Italia e consigliere economico di Palazzo Chigi, e Cesare Salvi, senatore Ds, nella trasmissione tv L’Antipatico in onda in seconda serata su Rete4.
Alla domanda di Belpietro sul reale significato della «armonizzazione», Salvi replica che «vuol dire evitare le profonde sperequazioni». E riguardo al balletto di ipotesi sull’imposizione che potrebbe interessare Bot, Cct e Btp e i cosiddetti «grandi patrimoni», il senatore diessino ex ministro del Lavoro spiega che «il patrimonio in quanto tale non sarà colpito, saranno colpite le speculazioni» perché «in Italia c’è chi si è fortemente arricchito e si deve intervenire per ragioni di giustizia sociale» e cerca di rassicurare i possessori di Bot («chi ne possiede già non pagherà una lira di tasse in più»), per poi ammettere che per «i titoli di Stato di nuova emissione è possibile studiare un’imposizione diversa».
Brunetta osserva che «il concetto di rendita è sbagliato se applicato al risparmio» in quanto «se io ho 100mila euro in titoli, maturano, li vendo, pago il 12,5% di tasse e poi ne voglio comprare degli altri per la stessa cifra, ma tassati al 20, io avrò immediatamente una perdita secca dell’8%. Quindi si tassa il patrimonio. A meno che per stimolare l’acquisto di Bot e Cct, lo Stato non debba, tassandoli al 20%, aumentare il loro rendimento. Con una mano toglierebbe e con l’altra mano darebbe». Belpietro chiede a Salvi se è così. «In parte è così - dice il senatore ds - ma senza gli effetti negativi di cui parla Brunetta». Il consigliere economico di Palazzo Chigi controreplica: «La sperequazione che la sinistra vuole eliminare l’ha creata Visco». E aggiunge che con l’Unione al governo «i titoli di Stato diventano nominativi». Salvi nega e prospetta «meccanismi alternativi».