Salvi: D’Alema obsoleto, Pd fuori dalla sinistra

l leader della Sinistra Democratica attacca il vicepremier e Veltroni:
"Il loro progetto è un contenitore politico a destra della
socialdemocrazia". "L’abolizione dello scalone salta? Così Massimo rinnega il programma elettorale"

Roma - Di Massimo D’Alema è amico personale di vecchia data. Di Walter Veltroni un sostenitore alla carica di premier. E meno male! Perché ieri Cesare Salvi, neocapogruppo di Sinistra Democratica (formazione nata da quella parte di diessini che non sono entrati nel Partito democratico) ha imbracciato un (metaforico) Kalashnikov, sparando a raffica su entrambi: «Sono epigoni tardivi del blairismo, con la sinistra non hanno più a che vedere».

Senatore Salvi, lei è un professionista, queste esternazioni ce le deve spiegare. Calcolo, incazzatura o divertissement estivo?
«Non so cosa intenda. Io sono qui che sto leggendo l’ultimo libro di Marai pubblicato da Adelphi: sereno, pacato, tranquillissimo».

In agenzia ci sono le sue dichiarazioni in cui definisce D’Alema «obsoleto».
«Non lui, la sua stragegia politica».

Qual è la differenza?
«Sul piano personale a Massimo mi lega stima profonda, rapporti eccellenti...».

Sul piano politico lo considera un «avversario».
«Non esageri. Faccio critiche profonde, questo sì».

Figuriamoci cosa dice di chi le è «nemico» allora...
«Ma scusi: l’abolizione dello “scalone” nel programma elettorale perché ce l’hanno messa, se la consideravano l’unica salvezza per l’economia? Anche Massimo ha sottoscritto l’accordo, no?».

Lei pure.
«Ma io continuo a dire che va abolito, infatti! L’antipolitica si alimenta dei continui cambi di linea dei politici».

Ma allora perché D’Alema e Veltroni secondo lei cambiano rotta?
«Parliamoci chiaro: il Pd è caratterizzato da una forte deriva moderata e centrista. In nome di questo D’Alema entra a gamba tesa sul sindacato, delegittimandone il ruolo».

Però le critiche al sindacato le fece anche nel 2000.
«Infatti! Ci ha perso Palazzo Chigi, con quegli attacchi, possibile non capisca che si deve recuperare voti, non perdere quelli rimasti?».

E Veltroni?
«Fa discorsi “blairisti”. Ma fuori tempo massimo».

Blair ha vinto più di chiunque nella storia inglese, le risponderebbe Walter.
«Sì, ma ora lo mandano cortesemente a casa, e svoltano a sinistra con Brown. Possibile che noi andiamo sempre fuori dal coro?».

Veltroni fa discorsi simili ad altri che lei applaudiva quando era nei Ds...
«Mica tanto. Non ha mai nominato la parola “sinistra”, e mai la parola “socialismo europeo”».

Ma lei era uno dei pochi che in tempi non sospetti lo voleva al posto di Prodi!
«Guardi che in politica i tempi sono tutto! La sua investitura arriva troppo tardi rispetto alle elezioni del 2006, e troppo presto per quelle del 2011».

Il problema è il governo?
«Certo. Perché se qualcuno si convince che Prodi è finito perché c’è un altro candidato che gli si risponde?».

Lei può essere sospettato di dire queste cose sui suoi ex compagni di partito, perché è uscito dai Ds.
«Al contrario: sono uscito dai Ds perché dico loro da anni che bisogna difendere l’identità della sinistra e loro hanno in mente altro».

Cosa?
«Un partito vecchio, senza identità, un contenitore politico fuori dalle famiglie europee, a destra della socialdemocrazia. Su quelle idee, nel 2000 e nel 2003, D’Alema ha preso due scoppole elettorali! Non l’ha capita?».

Però Veltroni resta il suo candidato premier, o no?
«Sì, lo considero efficace. Ma l’intreccio è terribile: il Pd ha un candidato premier e un candidato leader, un premier in carica ma dimissionario, due segretari di partiti che non ci sono più, e una crisi di consenso enorme! Le pare che funzioni?».

Se Atene piange, Sparta non ride. Anche la sinistra antagonista non decolla.
«Noi siamo nati proprio per unire quelle forze».

I sondaggi vi danno al 2%.
«Se si pensa che stiamo ancora aprendo le sedi direi che è un successo! Non ci interessa correre da soli».

Davvero non nasconde concorrenzialità a sinistra?
«Senta. Il mio primo interesse è che la sinistra radicale decolli. Il secondo che il Pd si riprenda. Sennò come lo facciamo il 51%?».