«Salvi grazie ai campioni di nuoto»

da Bagdad

Si trovavano nel loro club di Al Adhamiya, quartiere sunnita su una delle due sponde del Tigri, quando la tragedia è cominciata. E loro non hanno perso tempo. Con la dimestichezza dei veri professionisti, gli abili nuotatori della squadra nazionale si sono tuffati e hanno salvato decine di persone.
«Erano le 11 del mattino quando abbiamo visto uomini, donne e bambini gettarsi in acqua. Era uno spettacolo pazzesco, abbiamo pensato a un suicidio collettivo», ha raccontato Thaer Abdel Razzak, 19 anni, una delle speranze della squadra nazionale di nuoto irachena, che insieme ad alcuni suoi compagni ha soccorso numerosi fedeli sciiti finiti nell’inferno del fiume.
«Abbiamo sentito urla laceranti di gente in preda al panico, abbiamo cominciato a correre come pazzi verso il fiume e ci siamo tuffati senza esitare un solo istante», ha aggiunto il giovane nuotatore. «Quando ho toccato il fondo, ho sentito i corpi di uomini, di donne e di bambini e non sapevo, all’inizio, con chi cominciare, ma poi ho afferrato i più giovani». Razzak, un sunnita come i suoi compagni di squadra, afferma di aver salvato nove bambini e di aver trascinato fuori dall’acqua i corpi inerti di numerose donne. «Il momento più drammatico è stato quando ho visto un bambino gridare il nome del padre dal ponte e buttarsi a sua volta in acqua. Ho dovuto lasciare un corpo per soccorrerlo e sono riuscito a salvarlo», ha riferito il giovane. Dopo cinque ore, i nuotatori, esausti, si sono fermati.