«Salvi grazie ai corsi per l’emergenza»

Un operaio racconta minuto per minuto l’incidente al serbatoio

Qualche minuto di paura, ma poi tutto è andato per il meglio. All'interno dello stabilimento l'incidente sul quale la procura di Genova ha aperto un’inchiesta è stato vissuto con l'ovvia preoccupazione del caso, ma senza panico. È un operaio dell'Iplom che preferisce mantenere l'anonimato a raccontarlo: «Bisogna ringraziare i corsi di gestione delle emergenze che periodicamente seguiamo. C'è stato un po' di disorientamento iniziale, ma poi la squadra di emergenza interna ha seguito la procedura, risolvendo il problema». Andiamo con ordine: la sera di giovedì 1 settembre alcuni operai stanno riavviando l'impianto di purificazione del gasolio pesante, fermo dopo una manutenzione di routine. Qualcosa, però, va storto: «Probabilmente si è rotta la guarnizione di uno scambiatore di calore in cui passano separatamente idrogeno e gasolio, fatto sta che il materiale ha cominciato a fuoriuscire in pressione e ad infiammarsi». Questo significa che il fuoco usciva come da una specie di reattore. Ovvio, in questo caso, spaventarsi, ma qualcuno deve aver raccolto rapidamente le idee ed ha azionato il meccanismo di emergenza. «Basta girare una manetta - spiega l'operaio - per isolare completamente da tutto il ciclo qualunque impianto dovesse avere un problema come questo. In questo modo si è evitato che l'incendio si propagasse ad altri impianti dal contenuto tossico». L'isolamento, però, non avviene immediatamente, ma nel giro di due o tre minuti. In questo lasso di tempo la tensione è stata massima, poi, cessato il pericolo maggiore, si è potuto cominciare a tenere sotto controllo l'incendio ormai circoscritto. «Tutti sapevano che, data la grande quantità di materiale infiammabile nei serbatoi, l'incendio sarebbe durato per ore. Inoltre c'era una relativa tranquillità perché il pericolo di emissioni tossiche era nullo». Insomma, del panico che serpeggiava all'esterno neanche l'ombra: «Se posso esprimere un'opinione, credo che fuori dallo stabilimento il pericolo sia stato ingigantito rispetto alle sue dimensioni effettive. È spiacevole, soprattutto per come i nostri cari si sono spaventati. D'altronde, c'erano anche difficoltà tecniche di comunicazione». E il giorno dopo? «Tutto tranquillo, anche senza quell'impianto si riprende a lavorare». Grazie alla fortuna, ma anche alla prontezza degli operai.