Salvi i marinai: «È stato un miracolo»

«Finalmente riprendiamo fiato»: tre parole in tutto, seguite da un saluto altrettanto conciso, prima di chiudere il collegamento via radio. A quel punto, le 8 e mezza del mattino di ieri, Federico Gatto, comandante del mercantile «Jolly Amaranto», Linea Messina, da due giorni e più alla deriva coi motori in avaria e lottando contro un vento di 55 nodi e onde alte 13 metri al largo di Alessandria d’Egitto, può tirare un sospiro di sollievo. E dedicarsi, assieme ai 21 membri dell’equipaggio, al primo pasto caldo a bordo: la «sua» unità è appena stata agganciata al rimorchiatore egiziano «Simoon» che la deve portare al sicuro in porto. Quando si temeva il peggio, come un miracolo il tempo è migliorato permettendo il salvataggio. L’arrivo in rada ad Alessandria, previsto per le prime ore della mattinata di oggi, è avvenuto in anticipo, in serata, visto che le condizioni meteo-marine - vento sceso a 15 nodi, mare «che fa solo un po’ di schiuma» - sono migliorate rispetto alle quarantott’ore precedenti, quelle in cui si è temuto a lungo per la sorte di comandante e marinai: troppo impari il confronto con gli elementi, degenerati in vera e propria tempesta, per una nave di 23mila tonnellate, 150 metri di lunghezza, carica di 480 contenitori e veicoli, rimasta improvvisamente senza governo. Ore drammatiche per l’unità, seguita costantemente, dal momento del lancio dell’SOS, dalla centrale operativa allestita a Genova, nella sede della compagnia armatrice.
I particolari si sono conosciuti a poco a poco ieri, una volta archiviato il rischio per l’equipaggio: fin da subito - raccontano i marinai - ci siamo resi conto della difficoltà di ricevere soccorso, con rimorchiatori o elicotteri, per le condizioni proibitive del mare. «Ma panico, no, non c’è mai stato» confermano: il comandante Gatto, con un’esperienza di oltre venticinque anni di navigazione, e l’intero equipaggio, 16 italiani, 5 romeni e la mascotte Athos (il cane meticcio), hanno fatto fronte alla situazione, anche se i «cassoni» sul ponte si staccavano e finivano in acqua, e nella stiva il carico minacciava di spostarsi, accentuando l’inclinazione dello scafo fino al limite dei 45 gradi. Un’odissea che sembrava proseguire all’infinito, ma la nave ha retto. A distanza, nel frattempo, si è diffuso l’allarme anche per lo sversamento in mare di rifiuti tossici, contenuti nei container. Immediata la smentita dell’armatore Messina, che ribadisce, a situazione normalizzata: «Non c’è mai stato nessun problema di inquinamento. In mare sono finite sostanze come liquori, profumi, vernici che non comportano rischi ambientali». E per essere ancora più chiaro di fronte a voci ingiustificate: «Le navi mercantili trasportano abitualmente merci di questo tipo, che sono controllate e certificate, come previsto dalle stringenti norme di legge, nei porti di partenza».
L’attenzione torna a rivolgersi al comandante Gatto e ai marinai che possono mettersi in contatto con le famiglie. I tecnici della centrale operativa si attaccano ai telefoni per spiegare: «Possiamo stare tranquilli». Telefonate brevi, misurando le parole con compostezza. «Sto bene - dice a mamma Lina, al telefono, Matteo Mogliotti, 25 anni -. Stai tranquilla». I genitori, che con il figlio abitano alla periferia di Canelli (Asti) sulla strada che porta a Santo Stefano Belbo, avevano salutato Matteo ai primi di dicembre, a Savona. Lui, già da un paio di anni in Marina, era al suo secondo imbarco sulla Jolly Amaranto. «Una chiamata molto breve - conferma la signora -. Matteo ha avuto appena il tempo di dirci: stanno per agganciarci e portarci ad Alessandria. Spero di vederlo prima di Natale». Intanto, comunica la società «Ignazio Messina», a bordo ora «sono molto impegnati. Per questo i contatti col comandante si sono diradati. Siamo rimasti d’accordo che sarà a lui a telefonarci quando avrà un momento libero. In queste ore si cerca di ripristinare la regolarità», mentre il rimorchiatore «Simoon» sta facendo egregiamente il suo dovere. E Athos, il meticcio di bordo, scalpita di nuovo sul ponte. Sano e salvo, come gli altri dell’equipaggio. Pronti a ripartire.