Salvi i superstipendi per i manager di Stato

da Roma

Superstipendi pubblici tagliati? È una delle promesse della Finanziaria 2007 che domenica scorsa è stata approvata dalla Camera con voto di fiducia. Ma per vederne gli effetti occorrerà aspettare. Il comma 171 del maxiemendamento prevede che per i nuovi incarichi in società non quotate partecipate dal ministero dall’Economia siano determinati compensi non superiori a 500mila euro annui, rivalutati annualmente con decreto del ministro del Tesoro in base al tasso di inflazione programmato.
Allo stesso modo, per la cessazione del rapporto di lavoro è previsto che queste società non possano deliberare «benefici economici superiori a una annualità di indennità o stipendio». A prima vista, sembrerebbe un’innovazione. In pratica, alcuni casi «spinosi» saranno tranquillamente bypassati. Ad esempio, il caso Alitalia continuerà a essere gestito con l’attuale normativa. La ex compagnia di bandiera è quotata a Piazza Affari e se il Tesoro volesse procedere alla sostituzione del presidente e amministratore delegato Giancarlo Cimoli, quest’ultimo non perderebbe nessuno dei suoi benefit, a partire dalla buonuscita. E se si considera che sul fronte delle società non quotate, la partita Ferrovie dello Stato si è già conclusa con l’insediamento di Cipolletta e Moretti e la defenestrazione di Elio Catania, il comma 171 è ampiamente fuori tempo.
Certo, Poste Italiane e la Rai non fanno parte del listino, ma il rinnovo dei consigli di amministrazione e del management non è all’ordine del giorno. L’applicazione della norma è, poi, legata all’emanazione entro metà febbraio di un atto di indirizzo del ministero dell’Economia sul contenimento del numero dei componenti dei cda delle società a partecipazione pubblica. Inoltre, «per comprovate ed effettive esigenze» il ministro competente, di concerto con il titolare di via XX Settembre può disporre delle deroghe. Il margine di manovra è quindi ampio. E ieri lo stesso vicepremier Francesco Rutelli è tornato a lamentarsi del vincolo posto dalla Finanziaria. «Consiglierei - ha detto - un punto di equilibrio tra la follia delle retribuzioni di manager pubblici e la demagogia. Credo sia bene evitare la doppia retorica: quella di ingaggi spropositati e di un pauperismo poco serio».
Bisogna, infine, ricordare che l’articolo 15-ter ha recepito un emendamento firmato da Daniela Santanché (An): si istituisce un fondo per l’istruzione delle donne immigrate con un prelievo del 15% sulle liquidazioni che superano 1,5 milioni di euro.