Salvi: la Margherita ci ha dimostrato che il partito democratico è un’utopia

«Se dicono di no al Pse, allora come faremo a fonderci?»

Laura Cesaretti

da Roma

«Ora il re è nudo», dice Cesare Salvi, il senatore Ds che è uno dei leader del fronte che dalla sinistra della Quercia si oppone alla fusione con la Margherita. Il re in questione è il Partito Democratico, che non si sa bene se nascerà ma che di certo «non sa dove andare», in Italia come in Europa.
Ma il Pse ieri ha spalancato le porte al futuro partito, invitando anche Prodi ad entrare nelle file del socialismo europeo, e Piero Fassino ne è molto soddisfatto. Non è un passo avanti?
«Rasmussen (presidente del Pse, ndr) ha fatto il massimo che poteva fare, e Fassino ha fatto bene a chiedere questa apertura. Il punto però non è che non c’era dubbio che il Pse fosse disponibile ad accogliere il futuro Pd: soltanto che né Prodi né Rutelli hanno alcuna intenzione di entrarci. L’invito di Rasmussen ha ricompattato l’intera Margherita al grido di “mai nel Pse”... ».
I dirigenti della Margherita dicono di non voler «morire socialisti», temono di venire «fagocitati» da voi.
«E chi li costringe? Possono tranquillamente restare per conto loro, per altro hanno anche un’utile funzione di presidio del fronte moderato che è bene che continuino a svolgere. Il re è nudo: il Pse dice “benvenuti a casa nostra”, loro rispondono “no grazie”, a questo punto non si capisce come possiamo fare un partito insieme. Ci incontreremo, collaboreremo, ma ognuno a casa sua».
In verità, senatore Salvi, guardando a quel che succede nell’Ulivo e nei gruppi unitari la sensazione è che siate voi Ds a venire «fagocitati» dai cattolici della Margherita: su Pacs, eutanasia, droga e tutti i temi «etici» non riuscite più a muovere paglia...
«È vero, ed è un punto cruciale. Sui diritti civili la Margherita ha resistenze fortissime, e il gruppo dei cosiddetti teo-dem, persone degnissime che fanno apertamente la loro battaglia, si mette di traverso su tutto. Per loro qualunque cosa diventa un insormontabile “problema di coscienza”. Ma è chiaro che la religione non c’entra nulla con la scelta di riconoscere le coppie di fatto, come succede in tutta Europa. Ora, un conto è mediare dentro una coalizione, un altro conto è non avere una linea su temi cruciali. E così il Partito democratico non ce l’ha e non la può avere. Con che voce parla? Far parte del Pse vuol dire anche condividere una piattaforma di valori nella quale i diritti civili sono un cardine: i Ds che fanno su questo?».
Per ora si spaccano, con una parte della Quercia che insegue la Margherita come ha fatto la Serafini sulla droga.
«Ecco, appunto. Anna Serafini ci ha spiegato che lo ha fatto credendo di fare il bene dell’Ulivo. Ma il rischio è proprio questo».
Lei invita l’Ulivo ad ascoltare gli operai, invece che i banchieri. Ce l’ha con D’Alema?
«Per carità, fa benissimo a dialogare coi banchieri. Però non possiamo accettare che il voto operaio e popolare continui a migrare verso destra, e che la sinistra perda definitivamente questo mondo di riferimento. Mica chiedono la rivoluzione comunista: protestano per i salari bassi, per le condizioni di lavoro pessime, e sono molto incazzati col centrosinistra, come si è visto a Mirafiori. Vogliamo ascoltarli o vogliamo continuare a perdere consensi?».