Salvi: "Mastella sbaglia sulle intercettazioni. E il Parlamento voti sì"

Il leader di Sinistra democratica attacca i Ds: "Li vedo messi molto male. Poco distacco dalle scalate"

da Roma

«I miei ex compagni di partito? Li vedo messi molto maluccio». Sospira, il senatore Cesare Salvi, presidente della Commissione giustizia e anche del gruppo della Sinistra democratica, fuoriuscito dalla Quercia con il Correntone in polemica con la scelta di fondersi nel Partito democratico.
Salvi si gode il week end sulla spiaggia di Fregene, lontano dall’afa romana, ma ha letto con attenzione i quotidiani, le accuse del Gip Forleo, le nuove paginate di intercettazioni messe in piazza, gli editoriali severi.
Senatore Salvi, i ds denunciano un «teorema» contro di loro, si sentono isolati e sotto attacco. Hanno ragione?
«Ho grande rispetto per l’autonomia della magistratura e anche per quella della stampa. Ma non sono nato ieri. Ai miei ex compagni di partito mi verrebbe da dire: vi siete voluti autosciogliere? E adesso, da fuori, stanno tentando di sciogliere definitivamente anche quel poco che è rimasto. Di certo è un momento brutto, molto brutto».
Sotto attacco sembra essere soprattutto Massimo D’Alema. C’è chi, come Antonio Di Pietro, dice ad esempio che metterebbe la mano sul fuoco, ma solo per Piero Fassino.
«Non mi pare ci sia alcun motivo per fare differenze. Ad esempio, anche Pierluigi Bersani intervenne pubblicamente sulla vicenda, all’epoca, e difese la scalata di Unipol. Si trattò di una scelta condivisa da un intero gruppo dirigente. Una scelta profondamente sbagliata, a mio parere, fatta nell’illusione forse ingenua che con Unipol, Bnl e gli immobiliaristi si sarebbe arrivati persino al Corriere della Sera. Figuriamoci...».
Lei criticò da subito quella scelta. Perché?
«Il mio fu un giudizio politico molto critico, e nulla mi fa mutare quella impressione iniziale su una vicenda che ha anche avuto un costo elettorale non da poco per i Ds e per tutto il centrosinistra. Non ho mai messo in discussione l’onestà personale di D’Alema, Fassino o Latorre. E in fondo i loro colloqui privati con Consorte non sono diversi dalle loro posizioni, prese pubblicamente, a difesa delle scalate. Ma se è certo legittimo che dei dirigenti politici vogliano essere informati di quel che accade nel mondo dell’economia, devono farlo con il dovuto distacco».
Gran parte del mondo politico, da una parte e dall’altra, ha criticato l’ordinanza della Gip Clementina Forleo, parlando di ingerenza, di sentenze emesse prima del processo. Lei che idea se ne è fatta?
«Non sono in grado di dare una valutazione compiuta su quel documento perché non lo ho letto. Ho chiamato stamane il Senato, ma ancora non è arrivato nulla, quindi ci si può basare solo sulle anticipazioni di stampa. Il quesito di fondo mi pare uno: nelle motivazioni, certo necessarie in un’ordinanza che chiede l’utilizzo a fini processuali delle intercettazioni, la Gip è andata oltre i limiti? Da quel che ho letto, c’è senz’altro un surplus di argomenti e toni forse non necessari, ma non vedo alcuna violazione delle regole».
Insomma è un atto legittimo?
«Capisco le reazioni ai toni usati, e penso che ci debba essere libertà di critica anche nei confronti dei magistrati e dei loro atti. Ma non credo che questo renda in alcun modo illegittima la richiesta della Forleo al Parlamento. E quindi non ha a mio parere ragione il ministro Mastella, che è intervenuto chiedendo ai suoi uffici di acquisire l’ordinanza parlando di “singolarità” e “potenziale lesione dei diritti” degli imputati».
La richiesta della Forleo arriverà prima o poi in Parlamento. Va accettata o no?
«Secondo me bisogna votare sì all’autorizzazione chiesta dai magistrati. Intanto disperdiamo un equivoco: la Gip non sta chiedendo l’autorizzazione a procedere nei confronti dei sei parlamentari coinvolti, perché l’autorizzazione a procedere non esiste più. Non voteremo né sulla Forleo e sui suoi eventuali eccessi di linguaggio, né tantomeno sui comportamenti dei politici coinvolti. Dobbiamo solo stabilire se di fronte a un grande scandalo come quello delle scalate la magistratura debba o meno disporre di elementi utili all’inchiesta. Ed è difficile dubitare che quelle intercettazioni lo siano».
Crede che l’Ulivo si orienterà a votare no?
«Non lo so, ma sarebbe sbagliato. Tanto più con la crisi di legittimazione che investe la classe politica: si confermerebbe pienamente l’impressione di una casta che si autotutela. D’altronde persino Giulio Andreotti, accusato di associazione mafiosa, chiese che gli venisse concessa l’autorizzazione a procedere. E fu assolto. Capisco le reazioni di chi si difende, ma il paese è esasperato contro la politica. C’è un clima generale di irritazione e scontentezza, e un rifiuto non sarebbe capito né accettato».