Salvi: "La Quercia cerca scorciatoie: due pesi e due misure sulla giustizia"

"Se Berlusconi avesse agito così ci sarebbe stata una forte protesta. I ds imparino da Andreotti, ci si difende “nel” processo"

Roma - Senatore Cesare Salvi, il gip Forleo denuncia intimidazioni.
«Sarebbe molto grave se così fosse. A maggior ragione per la delicatezza del procedimento di cui si sta occupando. È una denuncia che va presa con la massima serietà, accertandone presto la fondatezza».

Non è la sola. Sulle intimidazioni al pm calabrese De Magistris, Mastella e Di Pietro si sono scannati. Chi aveva ragione?

«Nessuno dei due, ma su piani diversi. Di Pietro da tempo invade terreni sui quali non ha alcuna competenza, cosa istituzionalmente scorretta e non accettabile».

E di Mastella che cosa pensa?
«Che finora ha fatto complessivamente bene il ministro, e non ho dubbi sulla sua buona fede. Ha commesso però un errore politico a richiedere il trasferimento urgente di un magistrato che, com’era noto, indagava su di lui e su Prodi. Ha attivato un potere discrezionale, dando così l’impressione di volersi sottrarre alla giurisdizione e voler mettere il bavaglio al Pm».

Un Pm accusato di parlare un po’ troppo, e sempre in tv.
«I magistrati dovrebbero mantenere la massima riservatezza: vale sempre e per tutti i casi. Però li si è visti in questi anni discettare di tutto, e i politici non possono turbarsi soltanto quando parlano di inchieste sui politici».

Non si è ancora sentita la vibrante difesa dell’Anm.
«Vero: questa è una novità. Questi magistrati non sono difesi dalla loro associazione. Forse per un ritrovato equilibrio dell’Anm, o forse per l’assorbimento dell’Anm nel sistema di potere. Può essere materia di riflessione».

Da presidente della commissione Giustizia: ritiene che sia alle porte una nuova Tangentopoli?
«Tangentopoli fu un dramma, con tante forzature certamente, però sotto c’era un mostruoso sistema di corruzione. Oggi, paradossalmente, il rischio è che sia peggio. Perché non è il politico ladro sotto accusa, ma il politico punto. Come casta di privilegiati. Così si alimenta l’antipolitica, la considerazione che siamo tutti uguali».

Gli elettori di sinistra sono sconcertati.
«Ci credo, con la sinistra si è più esigenti. Guardi, io sono stato molto severo con il mio ex partito, a proposito della vicenda Unipol. Ma ho svolto una critica politica, ritenendo che non ci siano fattispecie di reato, e che certi comportamenti avevano portato il partito ai minimi storici di consenso e credibilità. Però trovo sbagliatissimo dare l’impressione di un potere che fa quadrato per difendersi da eventuali indagini. Mi duole dirlo, ma occorrerebbe trarre insegnamento dal senatore Andreotti: difendersi nel processo e non dal processo. Trovarsi un buon avvocato, difendersi con le unghie e con i denti. Non cercare scorciatoie».

Il quadro che emerge mi pare ancora più inquietante.
«Difficile negarlo. La malagiustizia c’è, si manifesta nei soprusi contro i deboli e gli indifesi. Eppure mai le reazioni dei politici sono così dure come oggi. Se avesse agito così Berlusconi ci sarebbe stata una forte protesta, così com’è stato durante le leggi ad personam».

Due pesi e due misure.
«Due pesi e due misure: fondato pensarlo. Mentre chi deve lavorare nel campo della giustizia dovrebbe poterlo fare con serenità, a cominciare dal Csm».

Il vicepresidente Mancino ha condannato la giustizia show.
«Giusto. Ma vedo anche che Mancino, persona di grande equilibrio, propone una riforma del sistema disciplinare che richiederebbe modifiche costituzionali. Portare la disciplinare fuori dal Csm: ho molti dubbi a mettere mano alla Costituzione in materia di giustizia. Anche perché ogni volta che è stato fatto, sia pure con le migliori intenzioni, si è andato a peggiorare».