Salvi rilancia tra i Ds la questione morale

«Gli appelli a Prodi non servono. Troppi i contatti tra raider e politici»

da Roma

Il giorno dopo la pubblica, sonante accusa di «omissione di soccorso» lanciata dai Ds contro Romano Prodi, il centrosinistra continua a interrogarsi sulla questione morale e sulla matrice politica della scalata Unipol-Bnl. Il tentativo è quello di non far degenerare una dialettica ruvida in una resa dei conti, magari nascondendo la polvere sotto il tappeto dei superiori interessi dell’alleanza. Ma l’impresa appare complessa e le ferite, nonostante i propositi di ricucitura, finiscono inevitabilmente per riaprirsi.
Per i Ds è il senatore Franco Bassanini a lanciare il suo auspicio di pace. La sua parola d’ordine è «smorzare polemiche suicide e autolesioniste». Un obiettivo per il quale viene nuovamente tirato in ballo il candidato premier dell’Unione. «Prodi ha già pronunciato parole chiare, forse ha pensato di non doverle reiterare in piena estate, ma se c’è nervosismo è bene che ritorni in campo, ponga fine a questa scia di polemiche, a questa bufera estiva». L’altra anima dei Ds è quella del Correntone. E proprio dal fronte della minoranza interna Cesare Salvi lancia una sferzata al suo partito, chiedendo ai Ds di non gettare la croce sul Professore ma di guardare al proprio interno. «È bene che i Ds escano dalla fase difensiva per assumere l’iniziativa politica sulla questione morale che in termini diversi rispetto agli anni di Tangentopoli viene tuttavia configurandosi sia per quanto riguarda un’opacità nel mondo degli affari, nel quale operano troppi raiders alla ricerca di contiguità con i politici, sia per quanto riguarda le spese e i costi impropri della politica, che si trasformano troppo spesso in arroganza del potere». Per il vicepresidente del Senato «più che gli appelli a Prodi perché difenda il partito, serve una forte iniziativa politica e programmatica che indichi le linee portanti di una riforma del capitalismo italiano e del nostro sistema politico che affronti la sostanza della nuova questione morale. Sarebbe utile, a tal fine, convocare nei prossimi giorni la Direzione o almeno la presidenza del Partito per mettere a punto una posizione collegiale e condivisa».
Nella Margherita, ovvero nella formazione politica che più di tutte ha puntato il dito contro i Ds, a prendere la parola è Pierluigi Mantini. «Credo che da parte dei Ds ci sia un eccesso di legittima difesa: noi non ce l’abbiamo con i Ds, ma con la commistione tra politica e affari e in particolare con l’eccesso di società pubbliche. Bisogna che il pubblico torni a fare il pubblico e il privato il privato». Al di fuori del derby Ds-Margherita, non mancano le voci degli altri alleati che completano un coro ricco di dissonanze. Clemente Mastella, ad esempio, boccia come «inopportuno» l’eventuale coinvolgimento di Romano Prodi nella vicenda. «Ma se il leader dell’Unione riterrà però di scendere in campo in prima persona, è legittimo che lo faccia, tenendo conto comunque che non siamo in presenza di alcuna congiura carbonara» aggiunge Mastella. E se Fausto Bertinotti ribadisce che, alla luce della crisi del capitalismo italiano, «sarebbe stato meglio che Unipol si occupasse di altre cose», Enrico Boselli invita a professare una maggiore laicità rispetto alla vicenda Unipol. «Non si può sbarrare la strada ad Unipol solo perché appartiene al mondo delle Coop ma si possono eventualmente muovere critiche a questa operazione, senza che ciò implichi un processo alle intenzioni dei Ds» dice il presidente dello Sdi. «Per quanto ci riguarda pensiamo che i partiti dovrebbero avere un atteggiamento di neutralità senza parteggiare né per questa né per quella cordata».